CACCIATORI DI MONTAGNA, DI BECCACCE E BECCACCINI

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

IL FANTASMA DELLE SVERNANTI di Mario Di Pinto

Jack e Bull di Matteo Tebaldini

La pressione venatoria sulle beccacce per il crescente numero di coloro che si dedicano a questa selvaggina. Le astute difese delle svernanti mettono a dura prova le capacità di cani e cacciatori.

Italia, patria di santi, poeti, navigatori e – da un paio di decenni – di beccacciai, cioè di cacciatori (o sedicenti tali) ossessivamente dediti alla nobile rusticula, che si moltiplicano anno dopo anno gli uni ai danni dell’altra.

E come i fenomeni di massa, anche la caccia alla beccaccia ha creato un mercato parallelo velleitariamente specialistico di fucili, cartucce, abbigliamento, beeper ed indicibili diavolerie … per non parlar di cani la cui appartenenza a linee di sangue allo scopo selezionate vien vantata a destra e a manca, reclamizzando la disponibilità di cuccioli di sicura riuscita.

E così c’è chi il cane da beccacce non ha per sé, eppure pretende di averne per venderlo ad altri. Ma l’aspetto aberrante e più vistoso è che attualmente di beccacce si parla solo coi numeri: Tizio ne ha fatte un numero a due cifre; Caio è andato “nel paese delle meraviglie” e a dispetto di Alice ne ha incarnierate il doppio (e ci son gruppi che dichiarano numeri a tre cifre!): è deprimente che una selvaggina tanto magica ed affascinante da aver ispirato i più suggestivi appellativi, sia ora descritta in termini puramente dozzinali, tal quale le uova. In passato le caratteristiche distintive del cacciatore di beccacce erano le abitudini solitarie, la gelosa custodia dei segreti sui luoghi frequentati, la minimizzazione dell’entità dei carnieri dichiarati, soprattutto di fronte ai potenziali concorrenti: cioè l’esatto opposto dell’odierna ostentazione. E per far carniere c’è chi non si fa scrupolo di spararle alla posta. La passione per la caccia – quando è vera e genuina – non è mai disgiunta dall’amore per la natura che impone di limitare il carniere allorché si è al cospetto di uno dei pochi selvatici autentici che ci rimangono: nelle sempre più rare buone giornate di passo ed in qualunque par te del mondo, possiamo sentirci grandi cacciatori allorché il prelievo del nostro fucile parla di beccacce al singolare… o poco più.

Il più affascinante impegno venatorio è quando nel periodo tardo-invernale cane e cacciatore si trovano a fronteggiare una delle beccacce svernanti che in discreto numero sono presenti nei boschi del nostro meridione. È allora che l’abilità e l’impegno del binomio cane-cacciatore vengono messi a dura prova dai furbi e bizzarri comportamenti di un selvatico che conosce tutti i segreti del bosco in cui da mesi dimora e reso scaltro dai frequenti incontri di cani e cacciatori. Anche solo riuscire a far balenare fra gli alberi il guizzante volo più veloce d’un batter d’occhio è virtuosismo da ascrivere come successo a premiare la nostra giornata, durante la quale il cane laureato in questa specialità rintraccia e ferma magari dieci volte la rimessa di un uccello tanto astuto ed abilmente elusivo da far sorgere il dubbio che forse stai inseguendo un fantasma, o forse l’anima della beccaccia anziché il suo corpo. Ed ancor mi chiedo come l’incontro con questo magica apparizione possa essere numericamente catalogato, quasi si trattasse di allodole trillanti al brillio degli specchietti. O ancor più angosciosamente inorridisco al pensiero che un rozzo imbecille travestito da cacciatore, celato nell’incipiente oscurità, possa all’imbrunire troncarne proditoriamente il volo.

È il 31 dicembre, una stupenda mattinata fredda ma soleggiata. Ho di fronte un costone a solatio coperto d’un bellissimo bosco di querce ove ogni anno si acquartierano a svernare un paio di beccacce. Lia mi è compagna, fedele e generosa come una vera Spinone sa essere e dopo una mezz’ora di impegnatissima esplorazione, mi avverte che il suo naso è giunto a segno: poi inizia a guidare salendo sempre più in alto verso la nuda pietraia, ma la signora di casa se l’è svignata alla chetichella. Lia, come me, ama questo tipo di scontrose madame e si impegna ancor di più cocciutamente nel ritrovare il temporaneo recapito della fuggitiva, lasciandomi il solo ruolo di spettatore che cerca tutt’al più di indovinare il posto migliore in cui collocarsi per essere d’aiuto nella ricerca che si protrae invano da diverse ore. Ormai siamo nel pomeriggio, non vorrei fare Capodanno nel bosco, comincio a chiamare la Lia che però non si rassegna ed insiste nella cerca. Ed è sempre così, quando tutto sembra ormai inutile … è la volta buona … allunga l’esplorazione nel più improbabile dei posti, in una radura spoglia con al centro un’enorme quercia attorniata da pochi cespugli … ed è là in ferma che con la coda dell’occhio mi sbircia per verder s e ci sono anch’io: vi assicuro che in simili occasioni lo sguardo dello Spinone non è assolutamente dolce perché dagli occhi sprizza la rabbiosa tenacia che ha sorretto un’interminabile ricerca. Con buona pace dello standard di razza!.

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2 Comments

  1. Alberto

    Complimenti

  2. Lucio Scaramuzza

    Bravo Mario bisogna calcare la mano su questi pseudo cacciatori che pur di ostentare qualche cosa sono disposti a tutto, Il guaio è che nella loro infinita ignoranza sono convinti di essere nel giusto .
    Alla base di tutti i mali c’è sempre l’ignoranza ,l’invidia e la presunzione…e purtroppo la caccia non fa eccezione,Il guaio é che ci avviamo a passi da bersagliere verso la fine della caccia in Italia ed è inutile dare la colpa agli altri.

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