foto di Denis Rensi

È un animale che segna la primavera: quando fiorisce quel larice che dicevo prima, nel mese di aprile (non ha ancora le foglie, ma mette fuori dei fogliolini di un colore bellissimo e luminoso di cui lui si ciba) l’urogallo canta e chiama le femmine. È il momento della montagna unico e irripetibile in cui lo si può sentire; un momento che sta diventando sempre più raro perché questo animale è molto difficile, ama il silenzio, ama la solitudine, ama i boschi antichi.

Ora il silenzio è difficile da trovare perché c’è gente d’inverno e ce n’è anche d’estate, ci sono i cercatori di funghi… non ha più pace e non sa più dove andare. Quando se ne andrà chissà dove fuggirà: continuiamo così e non lo troveremo più.

Foto di Denis Rensi

Bisognerebbe insegnare ai giovani che la natura se si rispetta ti ripaga, se non si rispetta, ti danneggia.

Un aspetto curioso dell’urogallo è che in amore si comporta come gli uomini che, quando sono innamorati, diventano imbecilli! Quando è primavera, l’urogallo va in amore, esce da lontano, dal posto buio e misterioso in cui è stato, si appollaia sulla punta del larice secco e si mette a chiamare il sole. Alle prime luci che appaiono a oriente, lancia tanti piccoli richiami, ed ecco che appare il sole. E quando il sole cresce, lui alza la sua voce, e il richiamo che prima era semplice, diventa complicatissimo; alcuni lo paragonano a quello di una falce che viene affilata, e si sente sempre da lontano. Beh, questo richiamo, arriva alle femmine che non si fanno vedere perché non volano più, ma procedono camminando e nascondendosi tra i cespugli.

foto di Denis Rensi

Ad un certo momento si vede questo matto di un maschio che canta, scende a terra, sbatte le ali, arriccia la coda, si pavoneggia e lancia un richiamo d’amore e a tutto questo le femmine non sanno resistere. Escono fuori e si mettono intorno a lui, ma in quel momento escono anche gli altri maschi che hanno sentito il richiamo e iniziano una lotta per dominare l’area e accoppiarsi. Quello che vince si allontana con le femmine e va sull’albero a cantare. È la legge della natura: la sopravvivenza è riservata al più forte, al più valido, al più resistente. Però se in questa fase l’urogallo viene disturbato due o tre volte, non lo si vedrà più e non nascerà più niente.