Foto tratta dal libro LA BECCACCIA di Silvio Spanò e Charles Fadat

Prima di entrare nel merito del focus della questione ovvero, la beccaccia non vuole morire e quindi, in funzione del disturbo cambia comportamento,  è opportuno evidenziare fatti e comportamenti che sono noti a chi conosce l’argomento, ma è utile siano conosciuti da tutti.

L’areale di nidificazione della beccaccia è enorme e per non citare tutti i confini di dove nidifica e sverna allego cartina che meglio spiega più di tante parole.

Si nota dalla cartina che l’areale di nidificazione è enorme e contiguo, mentre l’areale di svernamento ha minore dimensioni ed è diviso in due grossi blocchi. Semplificando molto e estremizzando risulta evidente che le beccacce  che migrano/svernano in Cina e in Giappone non sono le stesse che migrano/svernano nel nord Italia in Francia e in Spagna.

Si nota anche che le aree di svernamento hanno dimensioni più piccola rispetto alla area di nidificazione, pertanto le beccacce sono destinate ad addensarsi nei paesi di svernamento anche in funzioni delle aree innevate/ghiacciate.

Detto ciò, in modo sicuramente incompleto ma spero chiaro, è evidente che la sub-popolazione di beccacce più cacciata è quella che ci interessa. Pertanto non si può discutere se la popolazione di beccacce è in diminuzione o meno, sia più nervosa o addirittura stia cambiando geneticamente, senza prima precisare di che sub popolazione stiamo parlando.

Come è noto la selvaggina ma vale anche per la beccaccia è più abbondante dove la popolazione umana è più povera.

Se prendiamo per buona la teoria di Charles Robert Darwin “tutte le specie sono in continua evoluzione” sembrerebbe normale che evolvano anche le beccacce in funzione dei comportamenti, dell’ambiente e del disturbo.

Pertanto il carattere più o meno socievole delle beccacce che nascono in Russia Europea e quindi, destinate a migrare verso l’Italia del Nord, Francia e Spagna, cominciano a subire disturbo molto presto, ora ci rendiamo conto che pure nei paesi di nidificazione i locali hanno imparato a cacciarle e che appena arrivate in Lituania vengono alzate più volte al giorno, e spesso prese a fucilate tutti i giorni per continuare cosi fino da noi; certamente non possiamo confrontarne il carattere con le beccacce che migrano verso  la Cina e il Giappone, dove non vengono mai disturbate.

Cosi come non avranno lo stesso carattere le beccacce nate nell’anno, poco più che pulcinotti, al primo incontro con il cane e il cacciatore rispetto alle più anziane che già conoscono la caccia.

Preciso che secondo le mie limitate conoscenze attuali,  le beccacce che migrano al nord Italia non sono le stesse che arrivano al sud e in Sicilia, queste appartengono a sub popolazioni diverse e pertanto anche il carattere potrebbe essere leggermente diverso.

Detto ciò, chi a beccacce va a cacciarle in Italia ed è anzianotto, avrà notato in particolare quest’anno, ma già da anni nota che le beccacce sono diventate più nervose, non tengono la ferma, pedinano molto, e molte frequentano ambienti non tipici secondo la letteratura venatoria.

Certo ci sono le eccezioni. Alcune, poche, si comportano come ci aspettiamo, non a caso da sempre si cita l’imprevedibilità di questo uccello e questo fa parte del suo fascino. Ma mentre un tempo era normale che una beccaccia partisse sotto ferma a pochi metri dal cacciatore, ora è l’eccezione. Sicuramente chi a caccia va solo all’estero, e il pensiero di uscire in Italia viene rimandato di giorno in giorno, ma lo stimolo non viene mai, non può essersi accorto dei cambiamenti in atto da almeno 15 anni.

Ognuno di noi è libero di avere le proprie convinzioni, legittimo pure che si facciano i propri interessi se legali, ma spesso gli interessi sono diversi. Il mio interesse è incontrare beccacce che si facciano fermare dal cane in Italia, e sono convinto come molti altri cacciatori che la maggior parte di esse sono diventate intrattabili, arrivo a teorizzare che se l’evoluzione continua cosi, fra 20 anni queste beccacce non saranno più utili per cacciare con il cane da ferma. Secondo i dati da me raccolti in 50 anni di registrazioni le nostre beccacce sono in diminuzione, quando dico le nostre intendo quelle che migrano verso Ovest e sostano e alcune svernano al Nord Italia.

Sono sicuro che alcuni, sostengono il contrario ovvero che le beccacce sono le stesse di una volta e anzi la loro salute è buona e sono pure in aumento, però se vedo quali sono il loro interesse, scopro che sono cacciatori che cacciano all’estero e/o fanno gli accompagnatori oppure organizzano viaggi venatori, di solito in paesi più poveri perché come dicevo sono anche i più ricchi di selvaggina.

Paesi dove negli anni d’oro si rilevavano le concessioni di caccia a pochi euro. Ricordiamoci che in questi paesi una volta esisteva la starna, e tutti quelli che si potevano permettere la trasferta all’estero la cacciavano, ora esiste solo dove ne hanno vietato la caccia. Non sarà cosi per la beccaccia come specie, perché troppo vasto il suo territorio, ma permettetemi di preoccuparmi per la sub popolazione che ci interessa, sia del carattere che sta sviluppando che della sua consistenza. Certo che per chi ha soldi ci sarà sempre un paese dove cacciarla.

P.S. Un amico agli arbori della troppa pubblicità dovuta alle molte riviste e ai primi filmati che mitizzano la caccia alla beccaccia e i favolosi carnieri, mi diceva se fossi io ad averlo scoperto un posto simile non lo direi a nessuno e lo terrei per me.

Tipico ragionamento da cacciatore, prima che la caccia diventasse consumismo con correlati interessi.

Autore Mirco Peli