il-movimento0I due protagonisti del movimento sono le ossa e i muscoli. Vediamo brevemente «cosa» sono, come lavorano e poi «quali» sono. Le ossa sono formate da sali minerali e da sostanze organiche. Malgrado una notevole durezza hanno anche una certa elasticitil-movimentoà che consente loro di resistere validamente a stiramenti, pressioni, torsioni, urti ctc. La Natura ha risolto qui un grande problema della tecnologia moderna: quello di ottenere il massimo della resistenza col minimo uso di materiale; quindi con grande leggerezza.

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La forma delle ossa è determinata da fattori ereditari ed anche dalle azioni meccaniche e statiche che debbono svolgere. Dal punto di vista della forma si dividono in lunghe, corte e piatte. Ossa lunghe sono l’omero ed il femore, corte le vertebre e piatte la scapola ed il frontale. L’insieme delle ossa costituisce lo scheletro che è l’impalcatura ossea, l’architettura somatica dell’individuo.

Molteplici sono le funzioni dello scheletro; protettive delle parti molli, dei visceri, del cervello, del cuore, polmoni etc. Di sostegno del tronco; di struttura portante degli organi di movimento e diverse altre. Le ossa sono unite le une alle altre per mezzo delle articolazioni. Di queste, alcune sono rigide, cioè non consentono alcun gioco fra l’uno e l’altro degli estremi delle due ossa riunite. Altre, che sono quelle che ci interessano consentono una certa mobilità, in tal caso troviamo che le due ossa, che sono tenute assieme da un legamento tendineo scorrono sui rispettivi capi articolari (che si trovano all’estremità). il-movimento-4L’articolazione è rivestita da un manicotto che isola completamente l’articolazione cosi che questa lavora in condizione di vuoto pneumatico. Le ossa sono gli organi passivi del movimento mentre i muscoli ne rappresentano la parte attiva. Ciò significa che le ossa e lo scheletro, di per sé sono completamente inanimati. E privati dei muscoli che li azionano sarebbero come un burattino senza burattinaio. Le varie ossa funzionano come bracci di leva sui quali agiscono sia la Potenza, rappresentata dalla contrazione del muscolo inserito su ogni segmento osseo, sia la Resistenza cioè il peso del tronco e dell’arto che si muove. Fulcro della leva è l’articolazione. Quindi, i tre elementi della leva ci sono tutti; la potenza, rappresentata dal muscolo, la resistenza rappresentata dal peso da vincere ed il fulcro cioè l’articolazione. Di solito il punto di attacco del muscolo (potenza) è più vicino all’articolazione (fulcro) del carico da rimuovere (resistenza). In conseguenza di ciò lo spostamento è superiore alla contrazione esercitata come si può vedere dall’accluso disegno.

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Il movimento, concepito in senso lato ed indipendentemente dalle varie andature è originato dall’impulso del posteriore; più precisamente dall’apertura dell’angolo interno del garretto. Questi, aprendosi grazie alla contrazione dei muscoli gemelli (che costituiscono la forza propellente) obbliga il piede a far perno sul suolo (e quindi il piede diviene il fulcro); e la forza, non potendosi scaricare a terra e spingere indietro il suolo, si scarica in avanti vincendo la resistenza (rappresentata dal peso della massa corporea). Ed abbiamo quindi ancora tutti gli elementi della leva; forza, fulcro e resistenza. Ripeto però che non sarebbe possibile che tutto il movimento fosse affidato esclusivamente alla contrazione di un piccolo gruppo di muscoli i quali esaurirebbero rapidamente le loro energie e capacità di contrazione, infatti intervengono nel movimento quali ausiliarie le due forze precedentemente descritte; gravità ed inerzia. Comunque, le fasi del movimento, schematicamente risultano le seguenti:
a) riduzione della base di sostegno. È sufficiente che il quadrupede sollevi un arto anteriore parche la base di sostegno, da quadrangolare divenga triangolare; e così la superficie di sostegno viene ridotta dal 50%;
b) spostamento del bilanciere testa/collo (cefalo cervicale) che aumenta lo spostamento del centro di gravità al di fuori della base di sostegno;
c) apertura dell’angolo del garretto che agendo come una leva sospinge in avanti la massa corporea; ma lo sforzo sarà alquanto ridotto dal momento che la massa corporea è già fuori equilibrio;
d) l’animale porta avanti l’altro arto anteriore per ricostruirsi un equilibrio dinamico; altrimenti cadrebbe in avanti. E la sequenza dei movimenti continua: a; b; c; d; etc.

Questi sommari concetti di Meccanica sono fra i più importanti di tutta la cinotecnica dato che sono ricchi di molte conseguenze pratiche. Infatti tutto il concetto di costruzione trae origine dalla comprensione di questa realtà. Noi dobbiamo abituarci a considerare il cane come una macchina che produce movimento. Tale movimento è realizzato dal complesso lavoro di molte leve azionate dai relativi muscoli; la lunghezza e l’inclinazione di queste leve determina il fatto che siano più o meno vantaggiose. Il loro complesso costituisce l’architettura somatica del soggetto; che è come dire la Costruzione. La quale sarà tanto più bella quanto più ci darà indicazioni di buona efficienza. Uno dei più interessanti capitoli della cinotecnica è quello che si riferisce ai rapporti esistenti fra la forma di una certa regione, e le conseguenze pratiche che questa forma produce. Ma prima di parlare delle leve e della loro dinamica, parliamo un po’ dell’altro protagonista del movimento; dell’organo attivo; del motore, cioè del muscolo. Il muscolo è un tessuto elastico di grande capacità contrattile; è capace cioè di raccorciarsi in senso della lunghezza aumentando invece in larghezza, così da modificarsi nella forma (da allungata a tozza) restando però invariato nel volume. I Muscoli rappresentano circa la metà del peso totale del cane e costituiscono quello che nel linguaggio comune si chiama «la carne». Sono composti da innumerevoli fibre cilindriche, riunite in fasci. Queste fibre sono comandate dal sistema nervoso e sotto la sollecitazione di stimoli complessi (chimici, elettrodinamici etc.) si raccorciano con enorme rapidità. I comandi ricevuti dal sistema nervoso hanno un loro preciso fine o scopo determinato. Il loro raccorciamento provoca lo spostamento della porzione ossea al quale sono attaccati. Spesso anziché essere direttamente fissati all’osso sono saldati ad un corpo bianco, plastico, durissimo e non allungabile; il tendine. Ci sono tre tipi di muscoli: i lisci, che sono quelli che azionano i visceri indipendentemente dalla volontà; muscoli dello stomaco, intestino etc; il muscolo cardiaco che è caratteristico esclusivamente del cuore ed i muscoli striati. Questi ultimi sono quelli detti volontari poiché azionati dalla volontà cosciente e sono caratteristici dello scheletro e della cute. Sono quelli che ci interessano. Schematicamente i muscoli sono fissati a due capi articolari e si dicono bicipedi; ma possono esserlo anche a tre (tricipidi) ed a quattro (quadricipidi). Altra caratteristica dei muscoli è quella di essere capaci solo di un movimento; quello del raccorciamento. Il che vuol dire che un muscolo può far compiere ad un raggio osseo un certo movimento attirandolo verso di sé per contrazione; ma non potrà farlo tornare nella posizione originaria. A questo provvederà un altro muscolo, capace, sempre per contrazione, del movimento opposto. Insomma una specie di antagonista.

I muscoli, complesso laboratorio chimico che trasformano l’elettricità dell’impulso nervoso in sostanze chimiche che producono il raccorciamento delle fibre muscolari, traggono la loro energia da due fonti principali; l’una che usa le risorse presenti nel muscolo e l’altra che si serve dell’apporto di ossigeno. La prima fonte fornisce energia elevata ed in tempo immediato, ma di breve durata, mentre la seconda favorisce gli sforzi prolungati poiché l’ossigeno che giunge ai muscoli consente un certo ricaricamento dell’energia stessa. È chiaro che già questo fatto determina due tendenze attitudinali: quella dei velocisti (che bruciano rapidamente ed intensamente le loro riserve energetiche già presenti nel muscolo) e quella dei fondisti che grazie all’apporto di ossigeno possono contare su una rigenerazione energetica di lunga durata. Abbiamo quindi visto il muscolo come motore capace di produrre energia contraendosi; lo scheletro come organo passivo che risponde alle sollecitazioni muscolari; il Movimento che deriva da un complesso gioco di leve nei quali la massa corporea rappresenta la resistenza, il muscolo rappresenta la forza ed il raggio osseo o l’articolazione il fulcro. Abbiamo visto anche che lo sforzo muscolare è coadiuvato dalla forza di gravità e dalla forza di inerzia:e che esiste un rapporto diretto fra ampiezza della base di sostegno e altezza del centro di gravità da un lato e stabilità dall’altro; e che a maggiore instabilità corrisponde una maggiore facilità di spostamento della massa. Risulta evidente che la lunghezza maggiore o minore di certi raggi ossei e bracci di leva, rende la leva stessa più o meno vantaggiosa. Dobbiamo ora vedere quali tipi di costruzione siano maggiormente indicati per una certa specializzazione; la costruzione non essendo che un’architettura formata da elementi articolati; un semovente con un gran numero di motori e di bracci di leva.