CACCIATORI DI MONTAGNA, DI BECCACCE E BECCACCINI

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

“Naso al vento e naso a terra” di Cesare Bonasegale

 
Lapo in ferma a sette mesi

Lapo in ferma a sette mesi

Le conseguenze della funzione olfattiva naso a terra nel cane da ferma. Le fasi di dettaglio. Gli errori nella conclusione del punto e le sue cause. Per una migliore comprensione dell’origine genetica del comportamento del cane da ferma è utile un breve confronto fra la cerca di questa tipologia di ausiliari rispetto a quella dei cani da seguita. In entrambi i casi la cerca è espressione dell’istinto predatorio, ma viene esplicata in modo fondamentalmente diverso in funzione del tipo di selvaggina oggetto della caccia e di come viene conclusa la predazione.

 In questa sede, per caccia col segugio intendo quella alla lepre, perché la mia conoscenza degli ungulati è molto limitata. La lepre emette particelle di odore poco volatili che tendono a depositarsi al suolo; il segugio perciò, per avvertire la traccia da lei lasciata negli spostamenti (soprattutto notturni), cerca con il naso a terra – ed una volta individuata – ne ripercorre la strada sino a dove si è rifugiata.

Dopo di che, ha inizio la “battuta” che deve indurla alla fuga, durante la quale il capobranco- uomo – strategicamente appostato – potrà concludere la predazione. Questo tipo di azione venatoria è molto prossima a quella praticata dall’antenato lupo, in cui il soggetto alfa – che non partecipa all’inseguimento – aspetta la preda là dove ritiene più probabile che passerà. L’azione venatoria del cane da ferma ha invece come ispirazione d’origine la caccia solitaria con cui le femmine del lupo nel periodo di gravidanza e di lattazione procurano il cibo per sé e per la prole. Rispetto al segugio, la cerca del cane da ferma condivide solo l’istinto predatorio (geneticamente trasmesso come carattere dominante) che induce l’esplorazione del terreno ed il collegamento (leggi collaborazione) col capobranco. Il suo modo di esplicare la cerca è però totalmente diverso perché mira a captare le particelle d’odore sospese nell’aria dalle quali trarre la segnalazione a distanza della presenza della preda. E come per la ferma, si tratta di un tipo di cerca fissato dall’uomo mediante selezione, che di regola è trasmesso geneticamente come carattere recessivo. Da notare però che le due diverse modalità di cerca non sono espressioni alternative di caratteri che si escludono vicendevolmente, ma comportamenti indipendenti, coerenti ciascuno con la funzione che il cane è chiamato a svolgere. Ciò significa che quando il cane da ferma – anziché captare le molecole di odore sospese nell’aria – cerca pistando con naso a terra (o si sofferma a decifrare le tracce odorose lasciate dalla selvaggina sul terreno) viene meno l’indispensabile condizione propedeutica alla ferma; vale a dire che se il cane da ferma “pista-naso-a-terra”, in quella circostanza prevale in lui il ruolo del segugio, come retaggio trasmessogli dall’antenato lupo. Ciò può però a volte avvenire nel corso della guidata, soprattutto su terreno “sporco” in cui la selvaggina che si allontana a piedi approfitta della vegetazione e delle condizioni del suolo per sottrarsi al suo inseguitore; se in questi casi le particelle odorose sospese nell’aria cessano di fluire a causa di barriere fisiche che si frappongono fra la preda ed il cane, questi si risolve a “pistare-naso-a-terra” per aver conferma di essere sulla giusta strada. Ma questa azione “naso-a-terra” sarà ammissibile solo se di brevissima durata, per essere immediatamente continuata dalla guidata con contatto aereo, quale condizione imprescindibile per giungere alla ferma allorché la selvaggina cercherà scampo nell’immobilità. Il cane che, invece di guidare a vento, persiste nel pistare naso-a-terra, va scoraggiato perché è immancabilmente destinato a sfrullare. Nella pratica venatoria però si verifica spesso una contaminazione fra l’azione del cacciatore segugista e quella del fruitore del cane da ferma che incoraggia quest’ultimo a compiere un’azione impropria nell’esclusivo interesse del carniere: così come il canettiere stimola l’insistente azione naso a terra del segugio che precede la “borrita”, parimenti il cacciatore col cane da ferma si prepara a sparare allorché il suo ausiliare “fa buono” pistando per mettere in volo la selvaggina. Ma il ripetersi di tali comportamenti del cacciatore consolida nel cane da ferma la convinzione che il “pestaggio naso- a-terra” prelude al premiante abbattimento, cosa che vizia e deforma la corretta conclusione del punto. E soprattutto quando ciò avviene con cani giovani, si producono danni che saranno poi non facili da riparare (…e si capisce perché alcuni addestratori professionisti preferiscono l’affidamento di cani ancor “vergini” di caccia). La regola da cui non si deve derogare è “sparare solo su cane fermo!”. (Facile a dirsi, ma quando si ha in mano il fucile non è altrettanto facile rinunciare magari all’unica schioppettata dopo ore di ricerche a vuoto). E quei tecnici secondo i quali la conclusione utile per il fucile è sempre accettabile, non tengono conto dei conseguenti vizi futuri che ne potranno derivare. Altra circostanza dell’azione “naso a terra” è quella comunemente chiamata “fase di dettaglio”, ovvero l’interruzione della cerca per soffermarsi ad interrogare le particelle odorose lasciate sul terreno da selvaggina precedentemente presente in loco. In questo caso si tratta di una perdita di tempo – a volte preceduta da una ferma in bianco – che distoglie il cane dall’impegno mirato a reperire nell’aria le emanazioni rilasciate dalla selvaggina alata oggetto della cerca. Anche queste deroghe vanno scoraggiate con l’invito a riprendere immediatamente la dinamica di cerca ingiustificatamente interrotta. Forse ci sarà chi commenterà che con questo articolo ho “inventato l’acqua calda” perché ho usato un sacco di parole per dire cose arcinote. Ed in effetti è così. Però l’ho fatto perché d’altro canto c’è chi si stupisce dei problemi che affliggono i loro cani nella fase conclusiva del punto: a loro dico “chi è causa del suo mal pianga sé stesso”. Spero cioè che un’analisi introspettiva del fenomeno farà sì che quando questi cacciatori stanno per sparare un’indebita fucilata mentre cane che sta pistando, si ricordino di me … e rinuncino a tirare il grilletto.

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7 Comments

  1. Elvis

    Questa spiegazione è l’unica che mi ha fatto capire il comportamento del mio cane… Spero che un giorno continuando a mettere in pratica quello che ho letto riesco a correggere il mio setter ha non mettere il naso a terra… Complimenti e ancora complimenti all’ autore.

    • Marcello Selenu

      Elvis concordo pienamente con te, quindi come si puo’ far tornare i nostri setter a fare i cani da ferma cme da selezione genetica e smetterla di fare i segugi? Se sei riuscito nell’opera condividi la tua esperienza.

  2. Thanks, great article.

  3. Damiani Andrea

    Giustissimo non sparare ad un animale sfrullato…ma grande cazzata il fatto.del naso a terra…una beccaccia che pedina metri e metri in boschi fitti e sporchi non verrà mai conclusa se il cane non si aiuta con il naso a terra…poi se uno caccia beccacce al pulito su prati inglesi allora tutto cambia…

  4. Alberto

    Questione di genetica

  5. Luciano

    Buon anno a tutti, io o un setter che non mette mai il naso a terra, per la caccia a quaglie e beccaccini è fantastico, è anche un grande cane da beccacce, ma le beccacce pediatrici qualche volta lo fanno fesso, però adesso a 3 anni e mezzo
    è migliora anno per anno!

  6. Marcello Selenu

    Molto interessante e scientificamente vaido. Vorre che mi venisse consigliato un libro dove attingere queste nozioni di genetica, dei caratteri recessivi e dominanti. Capire dunque seun crattere dominante nel setter inglese come la ferma innata possa essere invalidata dal padrone o dall ambiente. Infine come riportare il cane sulla retta via?

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