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Vicende di caccia e dell’anima di un geniale architetto

Erano gli anni del dopoguerra, quando straripante di energia come tutti gli italiani che credevano di avere vinto la guerra, un minimo di soldi potevano servire per godere meglio di quel periodo di entusiasmo; da un po’ di tempo aspettavo che un mio cliente ricchissimo ma altrettanto tirchio, mi chiamasse per saldare una mia parcella.

Finalmente mi telefona e si combina un incontro da lui in un giorno della settimana entrante; arrivata la settimana tanto attesa anch’io arrivai in studio da lui sognando già quei soldini che mi servivano tanto. Entrando lo vidi lì tutto vestito di nero con relativa cravatta nera, tra me e me mi son detto: “Forse si mette in lutto quando deve pagare una parcella”, ma poi notando la sua profonda tristezza non potei fare a meno di chiedergli cosa gli fosse successo ed egli mi rispose: “Architetto, mia moglie mi ha tradito!”.

A me che non sembrava una cosa tanto tragica e a dire la verità mi sembrava abbastanza logica, gli dissi che la cosa non era così grave anche perché di donne era piena Milano e formalmente libero avrebbe potuto godersela come voleva! A questo punto capii che le cose per me non andavano dopo un breve silenzio, nel quale però feci in tempo a rallegrarmi al pensiero di quella sua simpaticissima moglie che certamente stava scodinzolando di qua e di là.

Ormai perduta ogni speranza di tornare a casa con quattro soldini, pensai di abbandonare il mio sogno e andare a trovare il mio carissimo amico Pino Buttafava, al quale avevo appena finito di allestire il suo bel negozio di armi e munizioni nella galleria di Pietro Verri. Pensando che il mio cliente tradito dalla moglie era anche lui in qualche modo cacciatore, non per quella passione che ti fa alzare alle tre del mattino o ti fa fare quaranta chilometri al giorno, rischiare la vita sul nevaio, ti fa perdere lavori importanti per accudire una cucciolata della propria affezionatissima cagnina, ma cacciatore soltanto per passatempo o per pubbliche relazioni, lo invitai a venire con me in modo che si distraesse un po’. Lui acconsentì subito risollevato dall’incubo di pagarmi, si alzò leggero e ci incamminammo verso il negozio; lontanissimo dal pensiero che quel negozio di armi fosse pieno di trofei di caccia con corna di ogni genere: camoscio, stambecchi, caprioli, cervi, daini, alci, bufali e rinoceronti. Quando realizzai quello che stavo facendo, era ormai troppo tardi! Entrammo quindi allegramente accolti dal Buttafava e dai suoi cani, ma quando vidi il mio cliente tutto di nero vestito sotto quel fantastico lampadario tutto fatto di corna, mi sono detto: “Meglio senza soldi che pieno di corna sulla testa!!!”.