23669049_803187143139412_1426839945879663524_o

Foto di Lucio Scaramuzza

L’origine della ferma ed il meccanismo genetico con cui è trasmessa. Il motivo per cui alcuni cani muovono la coda in ferma.

Incominciare quest’articolo spiegando cos’è la ferma, vuol dir incoraggiare i più colti fra i miei lettori (letterariamente parlando) ad accomunarmi a quel Frate Cipolla narrato dal Boccaccio, i cui sermoni iniziavano sempre con “Iddio creò il mondo”. Malgrado ciò – e chiedendo scusa a chi rileggerà cose note – correrò il rischio con la giustificazione che magari ci sono altri che in materia non hanno ancora idee chiare. L’antenato del cane, quando cacciava in branco, si comportava pressappoco come i segugi. E secondo la mia teoria, i comportamenti riconducibili all’originario lupo sono manifestazioni geneticamente trasmesse come caratteri dominanti. Ma l’antenato del cane cacciava anche da solo e per difendersi da lui le sue prede cercavano scampo nell’assoluta immobilità (così come la natura ha insegnato loro per sfuggire ai predatori alati). In quelle circostanze il predatore quadrupede, avvertendo olfattivamente la presenza della preda immobile, ha lui pure una pausa prima di spiccare il balzo con cui afferrarla. Esempio sotto gli occhi di tutti è quello del gatto che, prima di catturare il topolino fermo nel suo rifugio, si arresta un istante, quasi per prender la misura del balzo conclusivo.

I nostri antenati (forse in epoca romana, ma più probabilmente dopo l’anno 1.000) catturavano quaglie, pernici e francolini con l’ausilio di cani in cui la selezione da loro praticata aveva sensibilmente prolungato la sosta che precede il balzo finale, consentendo così ( in caccia notturna) di colpire a bastonate il francolino, oppure (in caccia diurna) di gettare una rete sul branchetto di uccelli immobili davanti al cane. Ed infatti i cani da ferma si chiamarono “cani da rete”. La ferma quindi fu un comportamento fissato mediante selezione e geneticamente trasmesso come carattere recessivo. Nei secoli e con l’avvento delle armi da fuoco si selezionarono cani che, capitalizzando la loro potenza olfattiva, fermassero sempre più da lontano. La prova del meccanismo genetico della trasmissione della ferma è che se incrociate un bracco con un cane lupo, i figli che nascono non fermano perché il comportamento espresso dal carattere dominante prevale su quello del carattere recessivo, dando luogo a soggetti il cui genotipo però sarà eterozigote. Incrociando nuovamente fra di loro quei soggetti eterozigoti ricompariranno fra i loro figli alcuni cani fermatori (e così fece Arkwright allorché, per dare velocità ed ampiezza di cerca ai discendenti dei bracchi spagnoli, li incrociò coi Fox hound). La ferma è funzionale in quanto fornisce l’indicazione che il naso del cane ha avvertito davanti a lui la presenza dei selvatici oggetto di caccia; ovviamente però “ferma” non può essere intesa solo l’arresto della deambulazione, ma deve far assumere una inequivocabile postura (detta per l’appunto “espressione di ferma”, tipica per ciascuna razza). Infatti un cane può interrompere la cerca per altri motivi (deiezioni, ricerca a vista del suo conduttore, pausa da stanchezza, ecc.) che non determinano però l’espressione di ferma. In questo contesto il comportamento della coda ha un ruolo particolare che necessita un commento a sè. La coda è una delle parti del corpo con cui il cane esprime i suoi stati d’animo. Per far festa scodinzola, per dimostrare timore la coda è portata fra le gambe, per dimostrare aggressività viene alzata ed irrigidita, ecc. ecc. Noi cacciatori sappiamo anche che esiste un chiaro nesso fra quel che avverte il naso e quel che segnala la coda: se il cane ha sentore di tracce di selvaggina sul terreno che lo inducono ad annusare il suolo, immancabilmente dimena la coda… allo stesso modo con cui la muove quando l’emanazione che giunge al suo naso è incerta e lo pone nel dubbio se fermare oppure no. Molti di noi dicono (e da qualche parte anch’io l’ho scritto) che “la coda è lo specchio del naso” oppure che “quel che entra dal naso … esce dalla coda”. Se quindi il cane in ferma muove la coda, noi giustamente non gli diamo credito e lo invitiamo con una rapida sequenza di brevissimi fischi ad accertarsi se si tratta di una emanazione valida o fasulla, cioè della effettiva presenza del selvatico o di una pastura. E se il cane ferma sistematicamente con coda in movimento? Allora può voler dire due cose: o il cane è distratto dal timore di un successivo intervento correttivo sperimentato in altra occasione per dissuaderlo dal rincorrere al frullo, oppure ha “naso corto” (cioè scarsa sensibilità olfattiva) che non gli consente di decifrare con certezza l’emanazione che ha avvertito. E se al sopraggiungere del conduttore il cane irrigidisce la coda, è solo perché riceve da lui la rassicurazione che il naso non gli ha fornito: il cane cioè pensa che … “se il mio padrone ci crede, allora ci credo anch’io”. Ho avuto cani con naso tendenzialmente corto e che perciò muovevano la coda in ferma; col tempo però acquisirono l’esperienza per fare miglior uso del loro scarso naso e – di conseguenza – smisero di muovere la coda in ferma. A questo punto fra i cinofili si innesca la discussione se la ferma con coda in movimento possa essere considerata ferma valida. Personalmente mi limito a dire che è una brutta ferma da penalizzare. Però ci possono essere situazioni difficili da decifrare che meriterebbero – dove possibile – una prova d’appello. Ricordo ad esempio una “Caccia pratica” giudicata da Giovanni Radice: il mio Pitù aveva un naso eccezionale, eppure quella volta fermò con coda in movimento, girando contemporaneamente la testa prima a destra, poi a sinistra. Io ero titubante e Radice mi disse di non intervenire, cioè di non avvicinarmi al cane: “Lascialo fare – commentò – Se ha davanti a sé due fagiani è un gran lavoro…. però deve dircelo lui”. Finalmente dalle alte erbacce partì un maschio. Immediatamente Pitù irrigidì la coda indirizzando la sua attenzione nell’altra direzione da dove, dopo un bel po’, partì l’altro maschio. E fu un “cartellino” grosso come una casa. Poco tempo fa ho visto – e commentato – l’azione di un cane che in ferma diede un battito di coda mentre si girava leggermente per accertarsi che il conduttore lo stesse raggiungendo. Ma si irrigidì subitamente, senza cioè attendere di esser affiancato dal dresseur. E quel battito di coda voleva solo significare che per un istante l’uso degli occhi l’aveva distolto dal naso. Ciò è assolutamente normale. Sta di fatto che – per un motivo a me sconosciuto – quando il cane usa gli occhi non usa il naso (e lo segnala muovendo la coda, spesso anche alzando le orecchie). A proposito del nesso fra le due funzioni sensibili, posso solo annotare che anche noi, quando ci concentriamo nell’annusare, tendiamo a chiudere gli occhi. Chissà perché. Anche nel cane evidentemente esiste un nesso fra i due sensi che tende ad escludere l’uno allorché prevale l’altro. Quando un cane vede qualcosa che attrae la sua attenzione, dimostra l’interesse visivo rizzando le orecchie … e immancabilmente sfrulla, proprio perché quando prevalgono gli occhi, chiude il naso. L’ho constatato anche recentemente in una prova dove un cane aveva concluso un ottimo punto; risganciato, dopo un paio di lacet la sua attenzione fu distratta dalla visione di qualcosa che gli fece rizzare le orecchie ….e sfrullò! Come rimediare a questo inconveniente? Francamente non saprei. Ricordo che tanti anni fa mi venne affidata una Bretoncina che non voleva saperne di fermare, eppure secondo me aveva buon naso. Mi misi a lavorarla di notte in una zona dell’Istria piena di starne e difatti imparò ad usare il naso e si mise a fermare molto bene. Ma se di giorno qualcosa attraeva la sua attenzione visiva, lo sfrullo era sempre in agguato.