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Il 19 febbraio 2018 l’ISPRA ha inviato alle Regioni e Province Autonome un aggiornamento operativo del precedente (2006) protocollo di monitoraggio della Beccaccia mediante cani da ferma nelle aree di svernamento che recepisce le indicazioni fornite in più occasioni dall’Istituto a seguito di richieste pervenute da Enti pubblici e privati.

Si ritiene pertanto utile allegarne il testo che offre molti particolari sulle modalità di pianificazione (elementi operativi), sulla preparazione e abilitazione dei rilevatori, compreso un programma dei corsi, nonché sull’abilitazione degli ausiliari, tramite una prova cinotecnica a valutarne l’idoneità, da parte di giudici espressamente abilitati a certificare sul campo (con habitat idoneo alla presenza diurna della beccaccia) una serie di requisiti di base.

Nella grandi linee ripercorre il Protocollo 2006; in particolare “la scelta di incentivare il monitoraggio all’interno di aree protette nasce dalla necessità di fotografare con sufficiente attendibilità la popolazione svernante al netto delle perdite dovute al prelievo venatorio e alla potenziale alterazione del comportamento spaziale degli animali dovuto al conseguente disturbo. La possibilità di estendere il monitoraggio al di fuori delle aree precluse alla caccia richiede una fase di rigorosa sperimentazione, ad oggi non ancora attuata, e si ritiene possa essere eventualmente pianificata e realizzata di concerto con ISPRA”.

Appare evidente che si apre un periodo di assestamento nel quale saranno avanzate proposte nell’ambito delle suddette possibilità e momenti di qualche tensione per l’abilitazione degli ausiliari (non sempre infatti buoni “cani da beccacce” potranno tout court essere accettati come idonei al monitoraggio (ma anche il contrario!)). Silvio Spanò

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