Foto di Mario Salomone

Una trasferta in Macedonia dove si può cacciare magnificamente nel rispetto della selvaggina a beneficio della passione cinofila

Le cattive notizie sulla nidificazione provenienti dal Grande Nord ci hanno sconsigliato l’annuale viaggio in quei bellissimi territori. Parlandone con il mio amico Cecchetti, titolare dell’ADICA CACCIA,  abbiamo allora deciso di dirottare la trasferta verso la Macedonia dove lui gestisce bellissime zone ricche di starne, di quaglie e – in montagna – di magnifiche coturnici: il progetto è di gestire una zona in cui limitare l’abbattimento delle starne, facendo assumere a quel tipo di prelievo solo il ruolo di premio per qualche cane giovane che lo meritasse; del resto per chi ha voglia di sparare ci sono numerose quaglie… e per chi ha gambe buone e voglia di arrampicarsi in montagna non mancano gli incontri con magnifiche coturnici.

Un paio di giorni prima dell’apertura alla stanziale sono quindi partito con il mio amico (che è setterista); io avevo due cagne: una Spinona ed una Pointer – esperte interpreti di tante battaglie in giro per il mondo – ed un giovane Spinone figlio di Bora e di Aziz, il cane che diedi all’amico Cordani, il grande cacciatore siciliano. Il cucciolo che da quell’accoppiamento ho preso per me l’ho chiamato Lord, come il famoso bracco di Bonasegale, capostipite dei Bracchi italiani che hanno forgiato la nostra passione per il Continentale italiano. Ed a quel cucciolo ricordavo che aveva un nome importante e che doveva meritarselo. Sta di fatto che il mio Lord sin dalle prime uscite ha dato dimostrazione di essere all’altezza: in estate ho avuto la fortuna di allenarlo in una splendida zona di montagna popolata di starne e di poter partecipare ai censimenti sulle cotorne e in quell’occasione ha dimostrato di aver eccellenti doti naturali, unite ad un ottimo fondo ed un coraggio non comune nell’affrontare quei difficili territori. Ed anche in Macedonia ha fermato con grande autorità numerosi e bellissimi branchi di starne ed ha riportato in maniera perfetta tutto quello che gli ho abbattuto, recuperando in un paio d’occasioni selvatici rotti d’ala che si erano sottratti di pedina per centinaia di metri.

Foto di Mario Salomone

Un pomeriggio mi è capitato un episodio che solo nei Paesi dove esiste ancora un’agricoltura arcaica può accadere: sotto la ferma del cane in un basso granturcheto sono partite contemporaneamente un nugolo di quaglie: saranno state 30/40 o più con un rumore incredibile; si sono quindi riunite in cielo come fanno gli storni e sono sparite all’orizzonte. Evidentemente si erano radunate per migrare ed noi ne abbiamo accelerato la partenza. Su quelle montagne dal fondo insidioso ho usato le due cagne adulte a coturnici; subito all’apertura abbiamo trovato un grosso volo, di cui una ne ha presa il mio amico con il suo Setter ed un’altra l’ho prelevata io sotto ferma dalla Spinona. Poi ne abbiamo padellate due sotto ferma della Pointer (che se ci avesse preso a morsi avrebbe avuto ragione). Siamo poi dovuti scendere a valle per la pioggia che ci flagellava e perché è salito un nebbione talmente fitto da non vedere a due metri; in questi casi bisogna solo legare i cani e trovare il sentiero che porta all’auto. Il giorno dopo c’era ancora cattivo tempo in montagna, quindi siamo andati a starne divertendomi un mondo prelevandone un unico esemplare sotto ferma di Lord e diverse quaglie grasse (come devono essere allorché affrontano le fatiche della migrazione) che ovviamente si sono rivelate squisite per cena. Nel pomeriggio c’è stata una schiarita ed abbiamo deciso di tentare ancora in montagna. Il nostro accompagnatore ci ha portato ai piedi di un monte più alto di quello di ieri sulla cui sommità ci sono dei boschetti di faggio: avevamo a disposizione tre ore di luce e ci siamo affrettati, ma per un’ora e più le cagne non hanno dato segno d’incontro; poi finalmente nella parte alta di un canalone le ho viste dare indicazioni su tracce di coturnice, così come testimoniavano le fresche “fatte” presenti sul terreno che inducevano a pensare trattarsi di adulti e non di una covata. Abbiamo proseguito e due canaloni più avanti la Spinona ha fermato e guidato su selvatici che evidentemente si allontanavano velocemente a piedi. Io mi ero portato quasi in cima al monte e d’un tratto mi ha mozzato il fiato il fragore dell’esplosione di un volo di 5 o 6 cotorne lanciate a valle: ho tirato ad una e l’ho fulminata, ma non sono riuscito a sparare il secondo colpo perché rischiavo di ruzzolare nel sottostante dirupo. Al mio amico sono passate fuori tiro. La Spinona ha eseguito il riporto di una coturnice di dimensioni come avevo visto solo in Kirghisia: pesava quasi un chilo! Mentre scendevamo a valle, non potevo che riflettere su queste magiche zone in cui nello stesso giorno si può cacciare quaglie, starne e coturnici: ed è il massimo per la cinofilia.

Ma il fatto più costruttivo è che l’atteggiamento nei confronti della starna si sta spostando dalla predazione alla protezione, con la chiusura per le starne di ampie zone in cui si po’ solo allenare; altrove invece il carniere massimo è di quattro starne (che secondo me sono anche troppe!). Nel caso mio e del mio amico ci siamo imposti limiti ferrei, con l’impegno a non mai tirare nei branchi e di prelevare un massimo di due starne al giorno, Purtroppo però in passato son stati fatti prelievi indiscriminati e la specie ne ha risentito. Bravo quindi Daniele Cecchetti che con successo sta facendo capire agli amministratori locali che una starna viva vale molto piu’ di una morta! E ne sia di esempio la Serbia che dista pochi chilometri. E per noi cinofili è l’ultima speranza rimasta per selezionare i nostri cani su questa insostituibile selvaggina