CACCIATORI DI MONTAGNA, DI BECCACCE E BECCACCINI

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

QUASI UNA VITA Silvio Spanò Nato sul mare, ho passato i momenti più belli …tra i monti!

Con Buia 1981 Silvio Spanò

E’ quasi una vita che scrivo di beccacce, ma lo scrigno più segreto contiene immagini di brughiere alpine a margine di lariceti e mugeti, a galleggiare sopra le nebbie della pianura in paesaggi fiabeschi ottobrini, con i larici accesi come fiamme votive su tappeti pennellati dai rossi /gialli dei mirtilli , ai ciuffi verde cupo dei rododendri abbarbicati, alle massicciate grigie delle morene..contro un cielo cobalto!.sullo sfondo delle cime!

Mirco mi dice che, visto il nuovo nome del sito, perché non si parla anche un po’ di caccia in montagna, suggerimento che non voglio perdere perché riandare nei ricordi, nostalgia struggente di un passato finito da tempo, è la più bella illusione di fermare il tempo, facendolo andare all’indietro, ott.75 -ralmeno per qualche momento!

Ho visto il mio vecchio pointer Alì fermo su una covata di galli a Sestrière nell’agosto 1958: eravamo lì in ferie estive, tutta la famiglia con Papà, che sarebbe mancato l’estate seguente.

Nei primi anni ’60, sempre nelle pause estive, ho migliorato le conoscenze dirette con i galli e qualche coturnice a in Valle d’Aosta (Gressoney), dove fluisce da sotto il ghiacciaio torrente Lys, ai piedi del fantastico anfiteatro del Monte Rosa. Allora c’erano solo tre casère, una delle quali aveva cominciato a fare ristorazione tipica. Ma passarono ben pochi anni che tutto cambiò con piazzali per i turisti, ovovie, alberghi e brutte costruzioni plurifamigliari. Sono contento di aver visto uno squarcio di come era e tristissimo di avene vissuto la trasformazione. Qualche covata di gallo ha resistito ancora, Fly e il mio primo Gallo 1967 -rtanto che sono riuscito a farli vedere a mia Madre, messa “di posta” poco sopra la strada , mentre con Drick e Fly (altri pointer) facevo la breve traversata degli ultimi lembi di lariceto.

Ma il centro (l’urlo vorrei dire) della mia caccia in montagna cominciò dal 1967, col primo gallo vecchio, incarnierato sotto Fly, nelle Alpi Marittime francesi dove ebbi la fortuna di entrare in una riserva comunale, grazie all’indimenticabile amico Silvano Campanile. Da allora al 2001 tutti gli autunni li passavo lassù con Silvano e poi anche col figlio Andrea, che tuttora si gode appieno quel Paradiso.

All’inizio era libertà quasi assoluta (di spazio, di giornate e di capi e, tranne una riserva privata che, tuttavia, aveva buona funzione di dividere nettamente le zone e i fruitori…nella zona comunale, allora, ben pochi andavano alla penna e il posto era tanto (circa 10.000 ha)…si poteva prendersi il lusso di partire la mattina alle otto perché difficilmente c’era già passato qualcuno e gli animali, con la pancia piena, erano più tranquilli.

Purtroppo negli anni…..il Parco Naz del Mercantour fu ampliato e prese dentro parte della zona comunale, liberando la riserva privata, facendola confluire nella comunale…ma anche alcuni soci che erano riusciti a mantenere il diritto di caccia!…Addio caccia alle 8…quando arrivavo li incontravo che mi salutavano, perché avevano già finito il giro migliore!…Ma lo spazio era tanto e tanto bello che valeva sempre la spesa.

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                                       Silvano 1984

Io ho tenuto il diario di tutto il periodo ed ho elaborato i dati degli incontri dei primi 24 anni (1967-1990) in una breve relazione che ho presentato al II Convegno nazionale dei Biologi della Selvaggina tenutosi nel marzo 1991 presso l’allora INBS, che qui riassumo. I rilevamenti in caccia con cane da ferma sono stati per la gran parte effettuati tra il 20 settembre e il 20 ottobre, con un numero medio di 6 giornate /anno e la durata media di 6 ore /sopralluogo. Sono stati osservati in media 5 galli/giorno (tot di 669 incontri) con enormi variazioni giornaliere (da 0 a 22) ed evidenti fluttuazione delle medie annuali (picchi ogni 3-5 anni). La retta di regressione indica una lieve tendenza alla diminuzione, ma una elaborazione ulteriore evidenzia una fluttuazione con periodo di circa 20 anni. I minimi corrispondono ad annate di scarso successo riproduttivo (pochissimi giovani) e viceversa. Tra il 1980 e il 1990 la densità media calcolata su un’area di battuta costante è risultata di 4,95 soggetti / 100 ha. Come in altre popolazioni cacciati il numero di femmine incontrate è stato superiore a quello dei maschi (33% m e 67% f).

Cinzia riporta 1990

Fattori limitanti, oltre alla caccia, alla predazione e al clima, bisogna segnalare l’esplosione del turismo, anche fuoristrada, col miglioramento della viabilità, l’altissimo numero di bestie al pascolo (centinaia di bovini e migliaia di ovini) che se da un lato hanno contribuito a contenere l’invasione dell’arbusteto troppo fitto, dall’altro hanno aumentato il disturbo (e il rischio di distruzione) di nidiate e di contrazione dell’habitat di allevamento della prole. Fortunatamente (lo dico piano…) negli anni ’90 è arrivato il lupo che ha cominciato col far piazza pulita dei troppo numerosi mufloni (alloctoni e competitivi col camoscio) e consigliato metodi più corretti e antichi di gestione delle greggi.

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Brina, la grande-1972

 

 

Ho incarnierato l’ultimo gallo il 7 ottobre 2001.

 

 

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Tutta la famiglia con Cinzia 1989

Ricordo i cani, finora non citati, che mi hanno dato grandi soddisfazioni: Maggie (pointer sorella di FLY), la grande Brina (la mia prima setter inglese), sua brava figlia Buia, l’altrettanto grandissima Cinzia e infine l’ottima bianco-fegato Ala (in ordine di tempo). Ricordo altresì che qui ho trascorso il mio viaggio di nozze con Cristina (…e Brina) nel 1973.

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1 Comment

  1. tito

    Leggo sempre con piacere racconti di caccia in montagna che per configurazione geografica non ho vissuto. Sicuramente se ne avessi avuto la minima possibilità l’avrei praticata. Di sicuro una volta tutte le cacce erano migliori. Grazie prof. di avermi fatto vivere questi paesaggi che posso solo immaginare e vedere in alcuni filmati.

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