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Foto di David Stocchi

Caccia alla beccaccia: come è cambiata, la crescita culturale del cacciatore, l’importanza di un selvatico autentico come la beccaccia (uno dei pochi rimasti…) per la formazione del cane da ferma, aspetti tradizionali ancora vivissimi e da preservare.

Oggi con la tecnologia ed il benessere, anche la caccia alla beccaccia ha subito radicali cambiamenti.

Per il cacciatore è sempre più facile spostarsi e raggiungere le zone di caccia migliori in quel determinato momento, grazie anche alle immediate informazioni, sui vari luoghi di entrata o meglio di buttata delle beccacce, che giungono tramite telefonino o computer. Mezzi sempre più specialistici sono a nostra disposizione, vedi fucili e cartucce, fuoristrada per raggiungere i luoghi una volta inaccessibili se non con l’utilizzo dei muli, beeper ed ultimamente collari satellitari per il ritrovamento dei cani in ferma anche a lunga distanza, hanno radicalmente cambiato questa magnifica caccia.

Qualcuno dice facilitandola e addirittura rendendola poco etica, ma io non la penso così.

Credo invece che, l’etica nel cacciare la si debba avere ben inculcata nella propria testa, magari con lezioni che il nonno, il papà o il maestro di turno abbiano avuto pazienza e modo d’impartire, e che, la tecnologia sia al nostro servizio, ma siamo noi che dobbiamo saperla utilizzare. Io a caccia utilizzo sia il Beeper sia il campano, utilizzo il fuoristrada, utilizzo il telefonino ecc.ecc., ma, soprattutto caccio solo, e con tutta la tecnologia che ho a disposizione raramente riesco a superare i limiti legali e soprattutto etici che mio nonno mi ha insegnato. Cacciare da solo significa innanzi tutto assaporare tutte le varie sfumature del bosco, rafforzare il rapporto uomo-cane e sicuramente non sentirsi violentati come tal volta mi è capitato nel vedere tre o quattro cacciatori piazzati sulla ferma di un solo cane.

Ma torniamo in tema per parlare del cambiamento che la caccia alla beccaccia ha subito con il passare del tempo, evidenziando anche profondi mutamenti sulla figura del beccacciaio che, una volta era un personaggio schivo, riservato ed era soprattutto legato ai tempi ed alle abitudini territoriali, non usciva mai dai confini del proprio bosco del quale conosceva momenti  e situazioni ideali giorno dopo giorno, oggi il cacciatore di beccacce, è diventato uno zingaro dei boschi e vaga dal nord al sud del continente senza per’altro osservare quelle piccole sfumature che un tempo erano la vera forza del beccacciaio.

C’è da dire d’altro canto, che questo modo di cacciare come vagabondi, è soprattutto dovuto alla diminuzione di territorio cacciabile presente in Italia, infatti, tra parchi, aree urbane e vari divieti, le zone di caccia si sono notevolmente ristrette con conseguente sovraffollamento di cacciatori e diminuzione di prede procapite. Così molti, allettati soprattutto dalla possibilità di più facili incontri, portano i loro cuccioloni fuori confine consapevoli che una gita venatoria aiuta molto ad ottenere lo scopo finale, cioè un buon beccacciaio.

L’importante (e qui veniamo alle note dolenti) è sapersi contenere nei prelievi, quando in particolari giornate d’entrata le nostre amate ci mostrano la guancia, o, quando particolari condizioni climatiche le mettono in difficoltà, d’altronde sarebbe opportuno preoccuparsi di questo anche a casa nostra. A tal proposito aggiungerei, cerchiamo di essere più protettivi e gelosi del nostro folletto dei boschi, non sputtaniamolo ai quattro venti con numeri e carnieri a volte anche inventati, cerchiamo di ridurre anche la nostra bramosia di possesso, rispettiamolo soprattutto nei momenti di difficoltà vedi forti gelate con conseguenti concentrazioni in luoghi ristretti, e soprattutto cerchiamo di godercelo nel nostro intimo, cacciandolo con parsimonia  nella speranza che la natura lo faccia durare a lungo.

Comunque ultimamente sembra che il cacciatore di beccacce stia diventando sempre più responsabile, ed i molti giovani che si avvicinano a questo tipo di caccia, lo fanno con un bagaglio culturale nettamente superiore al passato. Essi sono molto attenti alla qualità di razza dei loro ausiliari ed hanno uno spirito cinofilo molto più esigente. Si nota di conseguenza anche una maggior partecipazione alle prove specialistiche su beccacce, con altrettante vittorie da parte di giovani conduttori. Logicamente questo non può che far bene alla cinofilia beccacciaia, e alla caccia alla beccaccia fungendo anche come deterrente verso quella scellerata corsa all’abbattimento che culmina con l’aspetto alla beccaccia.

Il cacciatore moderno è consapevole dell’importanza cinegetica e del valore che ogni singola beccaccia può avere per la formazione del proprio cane, lo dimostrano le sempre più frequenti prove di lavoro organizzate su questo tipo di selvatico (è stato il Club della Beccaccia a promuovere e poi organizzarne le  prime, a partire da quella del 18 novembre 1977 nei Nebrodi) . E siccome in questo tipo di prove, esclusivamente su selvatici veri, frequentate per la maggior parte da cacciatori, vi è la possibilità assoluta del confronto, ed è proprio con il confronto che si cresce e si ha anche la possibilità di migliorare sempre più la propria conoscenza sia venatoria che cinofila. In più, questo rappresenta anche una possibilità per il miglioramento zootecnico dei nostri cani, in quanto se è vero che le prove in genere hanno come fine ultimo la segnalazione dei soggetti da destinare alla riproduzione, e vero anche che le prove a beccacce, quelle d’alta montagna ed anche quelle a beccaccini sono secondo me, il banco più duro per la selezione del cane da caccia, chi riesce in queste prove infatti (anche con qualifiche non eccelse), dimostra quanto meno di possedere i requisiti del gran cane da caccia, su selvatici autentici ed in ambienti che sono spesso quelli che incontriamo a caccia.

Per il resto credo che molte cose non siano cambiate, e non cambieranno mai. Il motivo per cui si sceglie di cacciare proprio lei, il profumo dei boschi d’autunno, il ritmico suono del campano del nostro caro amico a quattro zampe, l’emozione che si rinnova incontro dopo incontro con questa mistica creatura, le notti insonni prima dei giorni d’entrata, l’amore per la natura e molti molti altri sentimenti che ogni beccacciaio porta nel cuore e che forse sono diversi per ognuno di noi, ma che in comune hanno lei, la nostra amata Regina del bosco…………..tutto questo sono convinto non cambierà mai.