CACCIATORI DI MONTAGNA, DI BECCACCE E BECCACCINI

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

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Finita! di Adelio Ponce de Leon

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C’è un momento triste nei tuoi giorni in cui ti dici… Ho superato i novant’anni e comincio a sentirmi vecchio. Una notte nel letto, prima di chiudere gli occhi, mi sono detto: “È finita!”. Mi sono sempre ritenuto un cacciatore secondo a nessuno. Ma ora ho superato i novant’anni e improvvisamente mi sono sentito vecchio. Al Palazzo di giustizia, durante una delle ultime arringhe, mentre stavo difendendo un imputato avevo tra le mani il codice e mi accingevo a leggere una di quelle massime della Cassazione scritte in corpo piccolissimo in calce agli articoli.

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“RICORDI DI GIORNATE DI CACCIA” di Giuseppe Gattoni

Un giorno sulla via dei ricordi delle tue giornate di caccia alla beccaccia ti accorgerai che le uniche che valgono sono state quelle che hai trascorso tu da solo, con il tuo cane nel  tuo angolo segreto del bosco, scoperto da te, senza che nessuno te lo indicasse e dove ogni autunno una beccaccia, la tua “regina con la corona”si mostrerà. Il momento che condividerai  con il tuo cane ti resterà scolpito nel cuore per sempre,sarà come quando hai scoperto l’amore con la donna della tua vita…I giorni di caccia  in compagnia con altri amici cacciatori, con cani non tuoi, in posti di altri che ti faranno da guida saranno come orge d’amore di gruppo, ti lasceranno l’amaro in bocca e il cuore vuoto…..e quelle beccacce che avrai preso in compagnia,non saranno “regine con la corona”!Le ricorderai soltanto come poveri batuffoli di penne che non volano più.

“SOLITUDINE” di Franco Subinaghi

La caccia dell'anima

La caccia dell’anima

Ho avuto alcuni ottimi compagni di caccia, nelle mie numerose licenze, veri amici, come me innamorati  della montagna, dei suoi selvatici e della sua profonda bellezza. Ho condiviso con loro la mia grande passione per il monte e per la sua vita.  O per le immense distese delle risaie della nostra bassa. Con tutti ebbi  comunque in comune  la passione per i cani da ferma.

Alcuni di  essi  furono miei maestri  venatori  come il Tani, re delle coturnici, il Nea, grande cacciatore di galli e bianche o l’indimenticabile Pino, che tutto mi insegnò sul magico mondo della caccia ai beccaccini.

Altri furono  compagni di caccia, amici della mia età allora verde, come Beppe, conosciuto a scuola, al Gonzaga, che come me aveva anche la passione per  la pesca a mosca, la musica rock, il grande Milan.

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Il mondo è bello perché è vario di Mirco Peli

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Bagolino Agosto 2016

Se considero le prese di posizioni dei cacciatori sulla consistenza della selvaggina e a chi fanno risalire le maggiori responsabilità degli abbattimenti, direi che il titolo è perfetto.

Per la maggioranza di chi non si può permettere di cacciare all’estero, questa è la vera responsabile, li si fanno stragi, soprattutto di beccacce.

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LA SITUAZIONE CACCIA IN ITALIA di Mirco Peli e Lucio Scaramuzza

Coturnici e pernici (103)

La situazione caccia oggi in Italia la conosciamo tutti, diciamo che se è cosi ridotta non è colpa dei giovani, le responsabilità le hanno i più anziani a tutti i livelli, sia nelle associazione venatorie che fra i politici, ma anche fra i semplice cacciatori praticanti. Il problema principale della caccia in Italia è che la densità di cacciatori rispetto al territorio libero è di molto superiore alla selvaggina vera. L’eccessiva densità di cacciatori porta ad infastidirsi a vicenda, è provato che è la quantità e la qualità di selvatici presenti nel territorio a determinarne l’umore e il rapporto con gli altri cacciatori, e da noi è pessimo. Per ora ci affidiamo al miglioramento della situazione solo attraverso il calo dei cacciatori, ma se si vuole qualcosa di diverso serve un cambiamento, partendo da cosa servirebbe ai cacciatori.

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E’ così marcata la differenza tra il trialer e l’onesto setter cacciatore di Bruno Pisacane tratto da Setteringlese.com

Gus della Trabaltana di Camillo Calì

Gus della Trabaltana di Camillo Calì

Giorni fa di discutendo di cani, prove, e caccia cacciata, ho avuto la fortuna di ascoltare un tale, esperto cinofilo, a dir suo …, ed assiduo frequentatore dei più importanti palcoscenici della cinofilia agonistica, che rimproverava i frequentatori del terreno libero, per l’inutilità del loro operato, inutilità si intende ai fini cinotecnici e del miglioramento della specie canina. La diatriba è sempre la stessa: Cane da caccia, o da prove!

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ADDESTRAMENTO DEL CANE DA FERMA – La fase pratica 2 di Federico Gallo

foto-4Come già detto altre volte con ogni soggetto bisogna attenersi a regole non-regole. Nel senso che ognuno di essi ha il suo carattere e quindi potrebbe richiedere un trattamento d’eccezione. Sta al singolo addestratore studiarne le caratteristiche e insistere o intensificare gli allenamenti,spesso invece dovrebbe rallentarli per farli interiorizzare meglio e farne trarre maggior profitto. In questo caso si parla di soggetto ancora immaturo. Le caratteristiche psichiche non sono purtroppo sempre uguali.

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“Naso al vento e naso a terra” di Cesare Bonasegale

 
Lapo in ferma a sette mesi

Lapo in ferma a sette mesi

Le conseguenze della funzione olfattiva naso a terra nel cane da ferma. Le fasi di dettaglio. Gli errori nella conclusione del punto e le sue cause. Per una migliore comprensione dell’origine genetica del comportamento del cane da ferma è utile un breve confronto fra la cerca di questa tipologia di ausiliari rispetto a quella dei cani da seguita. In entrambi i casi la cerca è espressione dell’istinto predatorio, ma viene esplicata in modo fondamentalmente diverso in funzione del tipo di selvaggina oggetto della caccia e di come viene conclusa la predazione.

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Il gallo Cedrone di Mario Rigoni Stern

foto di Denis Rensi

È un animale che segna la primavera: quando fiorisce quel larice che dicevo prima, nel mese di aprile (non ha ancora le foglie, ma mette fuori dei fogliolini di un colore bellissimo e luminoso di cui lui si ciba) l’urogallo canta e chiama le femmine. È il momento della montagna unico e irripetibile in cui lo si può sentire; un momento che sta diventando sempre più raro perché questo animale è molto difficile, ama il silenzio, ama la solitudine, ama i boschi antichi.

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“Stralci di scritti in materia cinofila” di Marino Cervone D’Urso

 
Tex (della Trabaltana) di Gianfranco Calì

Tex (della Trabaltana) di Gianfranco Calì

Nel 1952, in occasione della fondazione del Club Amatori del Trialer, il grande Giulio Colombo egli ebbe a dire: “ Noi altri siamo innanzitutto  cacciatori, non beccai,  e vogliamo gustare l’arte del cacciare. La cinofilia, al pari della caccia, è uno sport costoso; in più, essendo anche cinotecnia, non può essere di massa, ma solo appannaggio di pochi competenti i quali hanno il compito di dare alle masse dei buoni cani da caccia derivati dai trialers e che affrontano forti sacrifici finanziari per poter riuscire.”

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