Игрунки[740]

Coppia silenziosa in tempo di croule Foto Viacheslav Zabugin.

Nelle aree di nidificazione i maschi adulti arrivano per primi in date variabili a seconda della latitudine, comunque precoci rispetto ad altri e tendono ad occupare i siti più idonei ad un buon successo riproduttivo; è pertanto verosimile che siano proprio i maschi adulti e dominanti ad insediarsi in detti siti, relegando i subalterni, verosimilmente “giovani” nati l’anno precedente, in aree “di parcheggio”, comunque pronti a sostituire, in caso di morte, i legittimi occupanti. Mattina e sera, ai crepuscoli, vengono effettuate parate aeree, note ovunque con termini specifici: es. “croule” in Francia, “roding” in Gran Bretagna, “balzflug”in Germania, “tjaga” in Russia.

In questo articolo userò la parola francese, in quanto onomatopeica, cioè direttamente legata al suono grave emesso in quei momenti, sovente trisillabico “crou, crou, crou-ou”, che si sente da lontano con calma di vento e che ricorda quello di una rana ventriloqua.

Croule

Maschio che emette il richiamo

La beccaccia emette tuttavia anche un “psi-its”, ai limiti dell’ultrasuono, probabilmente comune ai due sessi. La croule si svolge in settori forestali, tagliati da strade, con radure naturali o dovute a tagli, preferibilmente in foreste miste di caducifoglie e di conifere, ed è favorita da temperature primaverili dolci, caldo-umide (10 – 15°C). Le piogge e i “ritorni dell’inverno”, frequenti in questa stagione, la inibiscono. Il periodo di massima attività della croule va, a seconda delle regioni geografiche, da metà febbraio a fine luglio, periodo finale talvolta detto “seconda croule”. Quando sorvola una fustaia il volo della beccaccia è veloce e diretto (50-60 km/h); sopra arbusteti di pochi metri, e/o con l’affievolirsi della luce diurna, il maschio vola più lentamente movendo la testa a destra e sinistra: un movimento al suolo provoca una deviazione verosimilmente per meglio rilevare la presenza di una femmina. Ciò ha fatto ipotizzare una maggiore importanza dei rapporti tra i sessi che non la territorialità in se stessa, visto che sono osservabili parziali sovrapposizioni delle aree di parata. La luminosità ha un ruolo importante per il momento di inizio e per la durata del volo di croule: – al mattino sempre prima della levata del sole; – la sera, a inizio primavera comincia dopo il tramonto. Scolopax Rusticola (238)Il fatto che oltre il circolo polare, in giugno, con illuminazione diuturna, la croule possa verificarsi in qualsiasi ora del giorno, fa pensare che al suo scatenamento partecipino anche altri fattori oltre la luminosità. La durata della croule nel corso della stessa seduta, varia da mezz’ora (a inizio stagione) fino a quasi un’ora (in giugno, la sera). Nei momenti di massima attività possono vedersi in volo più beccacce a breve distanza tra loro, e ciò può causare due tipi di comportamento: – o la velocità aumenta e si instaura una sorta di inseguimento aggressivo tra due uccelli, con emissione di pigolii acuti e ripetuti (“psit, it, it, it”) ed a volte con contatti che fanno pensare a colpi di becco (definite “coppie aggressive”, che durano solo qualche decina di secondi, probabilmente formate da due maschi) – o le due beccacce volano di conserva, una dietro l’altra, formando una “coppia silenziosa”. Può capitare di vedere una beccaccia in croule interrompere improvvisamente il volo e posarsi a terra; solo in pochi casi è stata vista raggiungere un’altra beccaccia che stava immobile, mentre quella arrivata le girava attorno con le penne arruffate, la ali pendenti e la coda a ventaglio. In generale i maschi dominanti volano più a lungo e sui territori migliori, totalizzando un maggior numero di accoppiamenti, mentre i subalterni (giovani?) si esibiscono meno a lungo, o addirittura per niente, e su settori poco utilizzabili dalle femmine riproduttrici. Uccelli radioequipaggiati hanno mostrato aree di parata variabili: in Francia  da 35 a 160 ha (media 60), in Gran Bretagna  da 28 a 73 ha, in Germania da 100 a 120, probabilmente in relazione all’estensione e ai limiti dei diversi complessi forestali”.

Scolopax Rusticola (228)

Comunque il prelievo di uno dei maschi gerarchicamente superiori porta ad una sua sostituzione già il giorno successivo da parte di un dominato “in parcheggio”. In effetti le femmine, sessualmente mature già l’anno successivo alla nascita, che arrivano dopo i maschi nei territori di nidificazione centro-settentrionali, si installano nelle zone più adatte all’accoppiamento ottimale (con maschio dominante) ed all’allevamento della prole. Alcune ricerche con radiotracking in Francia e in Inghilterra intorno al 1980 hanno mostrato che la femmina non vola durante la croule, ma la sua attività al suolo sembra collegata ai movimenti di croule dei maschi, acquisendo cioè un ruolo attivo: la scelta sessuale sarebbe addirittura sua prerogativa. Dopo l’accoppiamento il maschio può sospendere la croule per 3-4 giorni e restare a fianco della femmina; dopo di che, avvenuta la deposizione delle uova, riprende le parate aeree. In una stagione di croule è stato rilevato che un maschio può accoppiarsi con 4 femmine diverse (poligamia), ma ciò è probabilmente dipendente dal numero di femmine presenti nell’area di croule e, pertanto, con la quantità di cibo disponibile. La femmina svolge vita indipendente dal maschio per circa il 99% del ciclo annuale! Il conteggio dei maschi in croule può essere utilizzato per un monitoraggio annuale del trend quantitativo nelle aree di nidificazione, sulla base di un reticolo standardizzato di punti di osservazione, fornendo dati importanti sullo stato del capitale riproduttivo. Il rischio di riconteggi dello stesso individuo che percorre avanti e indietro il proprio territorio può essere ridotto con la registrazione dei suoni emessi, caratteristici di ogni individuo.

Il metodo standardizzato è stato ampiamente e lodevolmente applicato in Russia da alcuni anni su un totale di circa 750.000 ha. Il 12° Censimento nazionale delle beccacce in croule, organizzato dal Gruppo scientifico “Woodcock” di Mosca in collaborazione con altre Associazioni del settore, nel 2010 ha osservato 12.374 beccacce in 1559 punti di censimento validati. Nel 3% di essi non sono state viste beccacce (è la più alta percentuale di punti “zero” a partire dal 2001) e la media globale calcolata per punto è risultata di 7,9 individui, (la più bassa intensità di croule degli ultimi 12 anni). La croule si è anche interrotta il 10 luglio, circa due settimana prima della norma, a causa dell’insolita calura e siccità (situazione ampiamente sottolineata dalla seguente, cattiva stagione venatoria autunno-invernale). In Francia, con un analogo monitoraggio per il periodo 1999-2008, si è giunti alla conclusione di una stabilità della percentuale dei siti positivi (maschi in croule sono stati rilevati su circa il 23% delle località controllate). In Gran Bretagna con questa metodologia nel maggio-giugno 2003 è stato effettuato il primo rilevamento nazionale delle beccacce nidificanti su un significativo numero di “quadrati” di 100 ha ciascuno, con almeno 10 ha di bosco (937 siti), il cui risultato ha fornito una buona base di confronto per monitorare futuri cambiamenti nella popolazione. Il 44% dei boschi controllati ha evidenziato la presenza di beccacce in croule con una densità media di 4,17 maschi/100 ha.

CrouleIn Italia non ci siamo quasi mai interessati a fondo al fenomeno, tranne casi particolari come quello di Mirco che, per anni, ha seguito il fenomeno sulle sue Alpi Bresciane che, in effetti, è assai più regolare e imponente di quanto si creda. Tuttavia si tratta di un avvenimento strettamente legato alle migrazioni di risalita pre nuziale e i maschi, a diverso stadio di maturazione sessuale (quelli con destinazione più settentrionale sono ovviamente più tardivi), possono iniziare manifestazioni “canore” e cenni di esibizione serale anche se in zona non avvengono nidificazioni, o almeno avvengono poco numerose. In linea di massima non possono costituire un significato di nidificazione certa ma appena probabile, ma è comunque verosimile che ciò avvenga in zone potenzialmente utilizzabili per la nidificazione.

Di seguito si riportano, in prima persone, le osservazioni di Mirco.
Nella mia realtà Prealpi Bresciane, questo comportamento si osserva facilmente, anche se la maggior parte delle beccacce è ancora in viaggio per raggiungere le aree di nidificazione; dove sicuramente questo corteggiamento è più intenso e prolungato. Ma ciò non toglie che anche qui avviene, e inoltre sulle montagne a quota 1500 qualche nido nei mesi di Maggio/Giugno ogni tanto si trova, regolarmente poi è dato di vedere giovani o beccacce mature durante i censimenti ai galliformi alpini ad Agosto. Marzo è il mese dove alle nostre latitudini si concentra il grosso del ripasso, la beccaccia in questo periodo emette i due suoni tipici della croule, psiitts – psiitts crou – crou ripetuto a intervalli regolari. La croule segna l’inizio del periodo della riproduzione che si protrae in montagna alle quote maggiori e a latitudini più a nord sino a Luglio. Lo posso testimoniare personalmente avendo udito e visto la beccaccia che metteva il crou-crou esattamente il 30 Luglio. Gli esperti ci dicono che sono i maschi a cantare, e probabilmente, in periodo cosi avanzato evidenziando un atteggiamento di difesa del territorio dai rivali. Le montagne di Gavardo e le colline moreniche, sono le nostre località d’osservazione primaverile, e con l’esperienza maturata abbiamo scoperto quali sono le aree per tenere sotto controllo il ripasso. Queste montagne in particolare, sono ricche di boschi, e in quest’ambiente il posto migliore in assoluto per assistere alla croule è dove esistono vaste tagliate, ma devono essere al massimo vecchie di quattro anni. Spesso la beccaccia entra nelle tagliate volando a pochi metri da terra per poi posarsi, se non disturbata anche vicinissimo a noi (probabilmente è una femmina), nel tramonto vedi e ascolti altre beccacce (maschi) che sorvolano diverse volte la tagliata, posandosi e rimettendosi nuovamente in volo. Amano sorvolare e posarsi nelle tagliate giovani forse perché hanno il terreno scoperto ma riparato.  I maschi sorvolano in lungo e in largo il territorio, emettendo i richiami fino a riunirsi anche in gruppi di tre, quattro, sei esemplari. Quando da qualche parte ho letto che le Beccacce migrano a gruppetti non ci credevo troppo, eppure ho dovuto prendere atto che è vero; esattamente la sera del 20 marzo 2005 in una piccola tagliata nei pressi di Prato di Bogno superiore ne ho viste sei assieme.

Scatto con flash

Nelle tagliate migliori, nel momento in cui il ripasso è consistente, sono arrivato a fare come punta massima quindici contatti. Una località che diventa speciale alla presenza di vaste tagliate, è denominata le Do Vià; negli anni 1995/2000 è stata la migliore, in seguito negli anni 2003/2005 è diventata ottima una vasta tagliata di due anni presso il canale delle Torache, situata nelle Paine di Gavardo. Dal 2007 è la giovane tagliata della Colma, in località “passata di Prato di Bogno inferiore”, a offrire gli spettacoli migliori. Il prato sotto Villa Allocchio è invece una linea di affilo formidabile, dove oltre alle beccacce nelle serate di metà Marzo fino al 2005, osservavi ogni sera traghettare dai trenta ai sessanta tordi, (negli ultimi anni sono quasi scomparsi).

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In chiusura si ritiene doveroso spendere qualche parola sulla tipica caccia primaverile, alla Croule, tradizionale nei Paesi di nidificazione. In Francia, dove andava alla grande, è stata “sconsigliata” fin da metà ottocento, in competizione con caccia col cane che ha avuto il sopravvento, riuscendo a farla proibire nel 1963. La caccia alla croule ha resistito in tutti i Paesi del centro-nord europeo, almeno fino al recepimento della direttiva CEE per i membri dell’Unione; dura tuttora per gli altri Paesi, tuttavia con forti restrizioni di tempi e carnieri (es. in Russia è permessa per 10 giorni dell’ultima decade di aprile-inizio maggio). Nella comprensione di alcune motivazioni a supporto di questa caccia, invero biologicamente discutibile, stanno: – la mortalità quasi assoluta a carico dei soli maschi (ma si tolgono i migliori!); – il relativamente basso disturbo; – il comprensibile stimolo liberatorio per il cacciatore di poter uscire in campagna dopo il terribile inverno del Nord (v. le splendide pagine di Ivan Turgenev e di Lev Tolstoi); – la quasi assenza in quei Paesi di interesse per la caccia alla beccaccia praticata col cane da ferma in periodo post riproduttivo.