CACCIATORI DI MONTAGNA, DI BECCACCE E BECCACCINI

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

IL BECCACCIAIO – Adelio Ponce de Leon – Editoriale Olimpia 2008

Bravaccini serve Luna, Amaro e Help della Trabaltana consentono

Bravaccini serve Luna, Amaro e Help della Trabaltana consentono

Note firme della letteratura venatoria hanno discusso il dilemma – si nasce o si diventa cacciatore? Se è vero che cacciatore si nasce, è altrettanto vero che beccacciaio non si diventa o, meglio, non si diventa nel senso comunemente ascritto a tale espressione, cioè dopo anni di pratica e di esperienza. Si potrebbe affermare che cacciatore di beccacce si diventa, ma beccacciaio si nasce. Infatti il cacciatore di beccacce e il beccacciaio non si identificano, ma sono figure differenti.

Entrambi si interessano ovviamente alla caccia del nobile scolopacide, ma in modo diverso. L’uno assai spesso come alternativa ad altre forme di caccia. L’altro per dedizione assoluta. Ma questa non è una distinzione puramente formale, né del tutto esteriore. Diversi e sottili sono i particolari che fanno discernere in modo netto e inequivocabile i cacciatori dei due tipi di caccia.
II primo incontro con la beccaccia nella maggioranza dei casi determina per il cacciatore o il connubio o il distacco definitivo con l’aristocratico alato. Ma anche qui il caso di un nobile ambientamento sarà testimone o della mediocrità o della eccelsa unione con essa.

Si sa, la beccaccia ha sempre avuto in tutti i tempi e in tutti i paesi un alone di fascino e di mistero. Alone che almeno una volta nella vita avrà tentato il cacciatore a entrare nel regno segreto e arcano del bosco.

Una volta almeno il cacciatore avrà cercato di capire il misterioso filo che tiene legato il migratore a pochi eletti.

Nella sua lunga esperienza venatoria almeno una volta avrà sperato di fare suo quel singolare distacco dal mondo, quella abnegazione che li caratterizzano. Ebbene proprio in quella occasione sarà nato o meno un nuovo beccacciaio. La beccaccia ha un fascino che non perdona.

Tre sono gli atteggiamenti che il neofita può assumere al primo incontro con la Regina. Uno riguarda il cacciatore che a metà della battuta, lacero, sfinito, con il volto sanguinante abbandona Regina e regno, dichiarando che i beccacciai sono tutti matti. Per lui è finita, la beccaccia è uscita dalla sua vita, né mai più potrà ritornarvi.

L’altro è quello del nembrotte che porta a termine la cacciata ancora in buon arnese e che ha avuto la prima Regina. È raggiante e declama che per lui una caccia vale l’altra, basta sapere fare. Diverrà il tipico cacciatore di beccacce.

Il terzo appartiene al cacciatore che termina la battuta lacero e sfinito come il primo, ma con una forza di volontà e una caparbietà che lo distinguono.

Magari ritorna senza preda e vi dirà che non è stato all’altezza, che è una caccia difficile, come spesso aveva sentito dire, anche se piena di fascino.

Però gli sarà rimasto impresso l’inconsueto paesaggio, l’intimità dell’ambiente, l’astuto zigzagare della beccaccia tra i rami, la superba ferma del cane, l’imperdonabile padella. E molto verosimilmente di tutto ciò non vi dirà nulla di nulla: ma questo è il beccacciaio.

Esperienza, astuzie, perizia, studio verranno in seguito, come in qualsiasi forma di caccia, e potranno o meno farlo eccellere.

Ma in un caso o nel’ altro rimarrà sostanzialmente beccacciaio. Non lo si diventa con il tempo, ma al’istante.

Il tempo potrà forgiare l’uomo e i suoi mezzi, ma la beccaccia rapisce in un attimo. È un fascino che nasce tra le insidie e le difficoltà e, forse, proprio da queste.

Subito al primo contatto con la Regina, il beccacciaio sente un legame superiore alle sue forze, più alto della sua volontà. Lo terrà avvinto per sempre a quel bosco, a quelle foglie dorate, a quel muschio, a quello sfarfallare sommesso e improvviso, che la prima volta lo fa trasalire.

II >>cacciatore di beccacce<< invece concepisce questa come una qualsiasi altra forma di caccia. Si dà alla beccaccia con il medesimo trasporto che ha per la starna o il fagiano: la beccaccia é per lui un uccello come altri. Non potrà mai entrare nella famiglia stretta dei beccacciai poiché la sua scelta è superficiale, fortuita; l’intimo e più bel segreto del bosco non lo tocca, non sa godere delle sottili e recondite attrattive che questa caccia dà ai suoi eletti. Eppure fa carniere ed è questo che in fondo gli sta a cuore. Anzi in molti casi uccide più beccacce lui del vero beccacciaio, ma questo è il suo fine e non va oltre.

Per il beccacciaio il carniere non conta. Sfiorando il paradosso oserei dire che sarebbe beccacciaio anche senza quello.

Quando la stoccata inesorabile ha abbattuto la tanto agognata Regina, superato quell’attimo di estasi, se potesse, vorrebbe farla rivivere per godere di nuovo l’affannosa ricerca, la ferma e la guidata del cane, la fucilata sicura e improvvisa.
Quel corpo esanime non gli dice più nulla e in fondo rimpiange di avere tolto alla macchia il suo fiore più bello.

Se osservate dei cacciatori nel bosco, potete facilmente individuare il — cacciatore di beccacce — dal – beccacciaio – . Il primo lo scorgerete facilmente, abbigliato a dovere e sempre in ordine, mentre cammina sicuro lungo i sentieri ed è alla posta in uno spiazzo, mentre i cani di altri cacciatori cercano nel folto. Quando lo vedrete, avrà già una beccaccia appesa al lacciolo sul fianco. Spesso usa l’automatico e avrà una lunga fila di cartucce che gli cingono la vita.

Scorgere il beccacciaio é assai più difficile, uso com’é a frugare la macchia. Non lo incontrerete lungo i sentieri, la sua via non è quella.

Ma se abbandonate questa e vi spingete fra rovi, spini e qualsiasi diavoleria che il sottobosco offre nei suoi angoli più remoti; quella cacciatora che a furia di strappi e di rammendi non riuscite a capire come possa stare assieme, siate certi che non la lascia fintanto che non cade a pezzi; i calzoni sono più vecchi; gli scarponi non saprete mai se son fatti di fango o di foglie morte. Non gli vedete beccacce penzolare attorno, le tiene gelosamente custodite. Apparentemente senza cartucce, porta la classica doppietta e questa senza cinghia, poiché nel folto dove va gli è d’impaccio.

Non vedete mai un beccacciaio all’alba o al tramonto attendere la beccaccia al limite del bosco per sorprenderla nelle sue peregrinazioni notturne. Quelle figure evanescenti celate ai piedi di un albero che formano un tutt’uno con le ombre del mattino e della sera, in perenne attesa della facile preda, non sono beccacciai, ma cacciatori di beccacce che vanno a ingrossare il carniere della giornata; non importa come l’hanno ottenuto, l’importante è il numero.

Il beccacciaio non si abbasserebbe mai a colpire una Regina al rientro o allo spollo. Non capisce altra forma che quella ad armi pari: nel bosco con il cane.

Finalmente oggi la caccia alla posta è quasi ovunque vietata.

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1 Comment

  1. because i love setters

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