Jack di Matteo Tebaldini

La beccaccia, la regina del bosco, il fascino e il mistero della più bella caccia col cane da ferma nella stagione sua più vera, quando le foglie ingialliscono e i sogni e i ricordi si mescolano sulla scia della passione al suono frusciante del vento del Nord.

Vi dico subito che se siete fra i vari nipoti di Buffalo Bill che s’incontrano fra bar ed armerie, queste modeste note non v’interesseranno.

Se siete poi di quelli alla Munchausen, che in mezzo al mare indovinava la terra più vicina perché… il cane gli andava in ferma dalla nave su qualche chilometrico selvatico, idem con patate.


E anche se siete di quelli che la caccia alla beccaccia la prendono come poco di più una scampagnata; ma sì, saltate pure queste pagine, cari amici infallibili, superdotati oppure tiepidi!

Attingere, dal latino ad tangere, che vorrebbe dire traducendo maccheronicamente, arrivare ad aver qualche cosa per davvero, sino appunto poterlo toccare con mano. Cioè, avendone prova sensoriale e al di là di ogni ragionevole dubbio, come si direbbe in termini giuridico/dibattimentali.

Rimessa, termine composito dal suffisso “ri”, che indica la ripetizione di un atto, il quale nella fattispecie è per l’appunto quello del “mettersi”. Dicesi infatti “rimettersi” in beccacciaiese, l’atto che compie dunque una beccaccia levata (e precedente messa, buttata nottetempo), che per qualsiasi ragione si è salvata dal fucile.

Rimessa, è quindi il luogo dove questa, dopo essere fuggita, ha istintivamente (ma non solo) provato a cercare fuga e protezione dai suoi persecutori: voi e i vostri cani.

Una o due beccacce nella vita, le possono trovare tutti. Qualche beccaccia ogni tanto, in diversi. Attingere invece sistematicamente beccacce in rimessa ‒ con scienza e giusto cuore ‒ è arte che attiene solo agli specialisti.

E per una ragione e solo quella: la rimessa della beccaccia, a differenza di quello che succede sempre con le quaglie, molto di frequente con i beccaccini, spesso coi fagiani, altrettanto spesso con le starne e le pernici, non la puoi vedere mai o quasi mai, dato che il teatro di questa caccia è l’ambiente forse più suggestivo in assoluto che ci sia, e del quale la beccaccia è per antonomasia la regina: il bosco. La selva; che per statuto è sempre “oscura”…

Come si riesce, allora?

Pochi discorsi: se non vedi caro mio, devi arrivarci con l’immaginazione, con la fantasia. Cioè, imparando a “ragionare” come una beccaccia, e facendo tuo il suo modo di vedere l’ambiente che ti circonda. Sarebbe a dire, sciamanicamente (e nessuno rida): diventando sempre meno “umano” e sempre più “beccaccia”, sinché te e lei (col cane in mezzo, e gli alberi ed il clima), siete uno!

Più impari a vedere il bosco come lei infatti, più sarai edotto in questa scienza. Più saprai mettere la ragione al servizio dell’istinto, più beccacce di rimessa ritroverai. E adesso mi permetto di spiegare anche come “iniziarsi” in questa difficilissima quanto basilare disciplina dell’arte beccacciaia.

Prima considerazione: ho sbagliato sino a qui, a parlare sempre e solo al singolare. Con “la beccaccia” infatti, e a maggior regione quando si parla di rimessa a livello comportamentale, è molto più corretto parlare di “beccacce”; no ‒ dico subito al neofita alle prime armi ‒ non perché queste siano a branchi, figurarsi! Quanto piuttosto perché il comportamento già bizzarro e variabile delle rusticola, in questo frangente si fa ancora più imprevedibile, facendo d’uno stesso uccello appunto: uno, nessuno e… Centomila!

È infatti un missile terra/terra a gittata variabile la beccaccia. Un missile “intelligente” per di più, capace di imparare con sconcertante rapidità da tutte le esperienze che le capitano nella vita, finendo poi per tradurle in strategie di difesa che tendono a complicare in maniera esponenziale le possibilità di suo reperimento e relativa negoziazione.

La beccaccia dunque era messa, l’abbiamo sbagliata per una qual si voglia ragione. Ecco che scatta la ridda dei dilemmi: dove potrà essere? Quando partire per la sua ricerca? Lasciar fare al cane o indirizzare il più possibile? Se sì, verso dove? E come?
E in tutto questo tre pensieri.

Tu: “c’è, c’è di sicuro, bisogna che la ritrovi od ammattisco. Ma come ho fatto a sbagliarla? Bestia che sono… Mio Dio che bella che era… Ma dove sarà?”.

Il cane; “che profumo fantastico, come mai non è caduta? Andiamo a ritrovarla capo…!”.

Lei: “fuggire, nascondersi, pericolo: cerchiamo il posto più sicuro…”.

Da come ci cataloga ‒ livello per essa di pericolo ‒ da come conosce cani e cacciatori (idem), dall’orografia del posto, da come e quanto lei lo conosce, dipende poi ogni cosa…

Nota di Mirco Peli
Da quanto detto da Andrea Aromatico voglio aggiungere alcune considerazioni personali, che non avranno lo stesso stile di scrittura, quello unico è di Andrea, ma diciamo che entrano nel merito come azione tecnica, particolarmente utili a capire come attingere la rimessa, soprattutto a chi vuol capire e ha poca esperienza.

La rimessa è una pratica usata dove e quando la beccaccia scarseggia, diciamo quando spesso è l’unica presente nel territorio, chi caccia all’estero o ha disposizione terreni ampi e il passo è abbondante normalmente non fa rimesse. Pertanto continuo pure io a rivolgermi alla cerchia di cacciatori che fanno della rimessa il modo di aumentare incontri al proprio cane, che altrimenti non ci sarebbero, ma anche quelli che sono/diventano loro stessi cacciatori specialisti.

A cacciare le beccacce si va in due, voi e il vostro cane, la collaborazione è indispensabile perché spesso durante il frullo si ha la possibilità di intravedere la direzione presa dalla beccaccia, e ciò è importante, perché cercarla a sinistra se la direzione presa è a destra, significa perdere tempo. Affidarsi solo al cane si fa, quando non si ha visto niente.

Elemento determinante è il tipo di cane che avete e da quanto la zona dove cacciate è frequentata da altri cacciatori. Se il cane accetta di fare colazione con voi ecco, una volta vista la direzione presa dalla beccaccia sedetevi e fate colazione, con comodo senza fretta.

Il cane di qualsiasi razza sia, per essere valido ausiliare per trovare la rimessa deve avere un ottimo e allenato naso, attento a cogliere le più flebili emanazione. Chi afferma che al cane da beccacce non serve un gran naso perché la beccaccia lascia tanto odore, non ha mai fatto rimesse. Solo lasciando tempo alla beccaccia di calmarsi dallo spavento delle due fucilate, che hanno seguito il frullo, e di acquartierarsi nel nuovo territorio che ha scelto, lascia un po’ del suo odore, facilitando al cane il compito di avvertirla, e inoltre se calmata a sufficienza aspetterà a terra che anche voi arriviate a servire il cane.

Purtroppo di questi tempi i concorrenti sono molti, e spesso poco corretti, vuoi perché hanno sentito gli spari o il biper che suonava fermo, il tempo che si lascia alla beccaccia di quietarsi nella nuova rimessa e sempre poco.

L’esperienza e la conoscenza del territorio sono fattori importanti, aver già trovato e rimesso beccacce nella stessa zona aiuta, se siamo in montagna vista la direzione e conoscendo l’orografia con tanta pratica si può immaginare la rimessa, che sarà di norma avanti ma più in alto e se esiste un rilievo anche se piccolo, sarà preferito. Non sto ad elencare le possibili varianti che sono infinite e dipendono anche dal tipo di territorio, ma varianti restano.

Il cane: se usate un setter moderno di quelli che conoscono il mestiere, il problema maggiore che avrete per attingere la rimessa sarà convincerlo a fare colazione; avendo visto la direzione presa dalla beccaccia ho dovuto spesso indirizzare il mio setter al contrario, per perdere tempo, e lasciare alla beccaccia e al cane il tempo di calmarsi. Se invece ci sono concorrenti in giro si è obbligati a indirizzare il cane nella giusta direzione, ma molto spesso si arriva sul cane fermo è la beccaccia ha già cambiato rimessa.

In questi casi inutile insistere, la beccaccia sarà sempre meno propensa ad aspettarvi, meglio proseguire il giro immaginato e cercare altre beccacce, al rientro del giro se ripassate in zona, vale la pena toccare di nuovo il punto e dintorni di dove era messa la beccaccia al primo volo. Oppure meglio ancora, se non avete altre alternative è tornarci nel pomeriggio, le condizioni del terreno nel pomeriggio e l’emanazione, che sarà di nuovo abbondante, faciliteranno il cane nella possibilità di trovare la beccaccia.