Iris accosta Beccaccino

Nelle zone a vocazione risicola della Lombardia, il clima mite e piovoso ha favorito numerose presenze di beccaccini. La stagione venatoria appena conclusa è stata caratterizzata da abbondanti precipitazioni che hanno creato l’ambiente particolarmente umido, ideale per la sosta e la presenza continua di beccaccini. Prenderò in considerazione le zone che frequento abitualmente, cioè la Lomellina quasi totalmente a coltura risicola, in ritardo di 20-25 giorni rispetto al raccolto del 2009, dovuto ad una primavera particolarmente fredda e piovosa che ha influito sulla crescita e di conseguenza sulla maturazione dei risi, che per fortuna dei coltivatori non ha negativamente influito sulla qualità e quantità del raccolto.

Fatto sta che all’apertura della stagione venatoria (terza domenica di Settembre) erano pochissime le risaie tagliate, tutte però ben bagnate, anche quelle che gli agricoltori avevano “scannato” (tracciando profondi solchi in cui far defluire l’acqua per asciugare il fondo) fornendo quindi garanzia d’incontro: e i beccaccini levati si ributtavano nelle risaie in piedi che offrivano ottimo rifugio, ricco di pastura grazie alle propizie piogge che hanno prolungato condizioni per loro ideali. Tutto ciò ha rappresentato un gran vantaggio per la salvaguardia della specie perché i numerosi risi ancora in piedi – in quanto frutto pendente – non erano utilizzabili ai fini venatori. A differenza quindi di quanto avveniva gli altri anni, per procurarsi nutrimento i beccaccini non sono stati costretti a cercare i pochi punti “bagnati”, vale a dire i fossi dove vengono meno le loro difese naturali che – in campo aperto – li fanno sfrecciare al minimo pericolo. E nei fossi purtroppo c’è chi – usurpando il nome di cacciatore ed al solo scopo di procurarsi pingui carnieri – ne fa strage sparando al salto senza alcuna abilità (ed ancor meno soddisfazione) a beccaccini che si involano dappresso. Noi ben sappiamo invece che la vera caccia al beccaccino è tutt’altra cosa, ricca di un rituale di passione e di tradizione in cui non è certo il numero dei capi a dar soddisfazione. Nel prosieguo dell’autunno, allorché tutti i risi sono stati tagliati, i beccaccini si sono distribuiti nei numerosi ed ampi spazi umidi che sono stati teatro di cacciate molto sportive, dove hanno giocato il loro ruolo fondamentale le doti specialistiche dei buoni cani da ferma e l’esperienza di chi li conduceva col fucile in spalla. E si son visti lavori egregi, dove i cani con la C maiuscola hanno fatto vere e proprie prodezze. Dopo il 15 Ottobre, le frequenti piogge hanno allagato le risaie prolungando la raccolta del riso fino a Novembre inoltrato, procurando giornate magiche per la caccia classica, cioè il massimo per il cacciatore specialista che solitario – in simbiosi col proprio cane – girovagava dall’alba al tramonto sotto l’acqua, letteralmente immerso in un clima uggioso inviso a tutti … fuorché a lui. In quei giorni si sono viste filate e prese di punto a notevole distanza che nella pianura Lombarda, quasi sempre priva di vento, sono rare. E ciò perché il tempo burrascoso e umido ha contribuito a diffondere le emanazioni … a beneficio dei cani che le sanno decifrare. Come naturale, le condizioni meteorologiche hanno influito notevolmente anche sul comportamento della selvaggina e sui beccaccini in particolare: le abbondanti piogge hanno lavato le tracce superficiali delle pasture ed hanno consentito ai vermetti di cui i beccaccini sono ghiotti di scendere in profondità grazie alla morbidezza del suolo, rendendo la pastura abbondante ma laboriosa, con l’effetto di render le sgneppe nervose e leggere. Ed a differenza di quando l’atmosfera secca non sorregge efficacemente le particelle odorose emesse dai beccaccini che le temperature tiepide rendono pigri (causando così ferme “corte” e frequenti sfrulli a pochi metri dal naso), l’alto tasso di umidità ha trasportato a grandi distanze le emanazioni dei numerosi beccaccini presenti, non più confuse da vecchie pasture dilavate dalle abbondanti piogge: da cui le premesse per mettere in risalto le doti specialistiche dei beccaccinisti a quattro zampe che hanno realizzato ferme da lasciarci senza fiato (e son state dimostrazioni che hanno delineato in modo inequivocabile la frontiera fra grandi e mediocri beccaccinisti). Quindi clima mite e molto umido. Ed a conferma che – con l’eccezione di poche settimane di Gennaio – tutto l’anno è stato caratterizzato da temperature relativamente alte, non poche son state le quaglie che si sono fermate da noi a pasturare nelle risaie bagnate in Ottobre ed a tutto Novembre. Come risultato finale, la stagione 2010/2011 è risultata particolarmente favorevole da Agosto a tutto Gennaio, mese in cui si sono verificati una decina di giorni con temperature di freddo intenso (meno 8°C) e terreno coperto di neve. Ci saremmo aspettati che i beccaccini partissero in blocco verso lidi più temperati (così come sistematicamente avviene da quando sono scomparse le marcite che fornivano pastura anche in clima particolarmente rigido) …ed invece – con nostra grande gioia e sorpresa – sono rimasti da noi in buon numero, evidentemente prevedendo il rapido successivo ritorno al clima mite. I beccaccini – senza guardar la televisione – sanno sempre che tempo farà. Anche quest’anno, come sempre avviene all’arrivo dei primi freddi, i rari raggi di sole a mezzogiorno hanno impigrito i beccaccini che – mentre poche ore prima partivano indiavolati fuori tiro – d’un tratto son diventati restii alla partenza, consentendo così banali fucilate: se non sparati e con cani corretti al frullo, diventano tanto confidenti da rimettersi a poche decine di metri. E sono momenti in cui la loro caccia perde senso sportivo e non dona le emozioni che il vero beccaccinista ricerca. A questo punto forse qualcuno vorrebbe leggere dei carnieri … ma non è questo il tema in cui amo cimentarmi. Dirò solo che sono stati funzionali a premiare i comportamenti dei cani che hanno condiviso la mie giornate di caccia: io con loro e nessun altro! Trovo disgustoso far sapere quanti beccaccini sono stati vittima del piombo: l’entità dei carnieri è una questione di coscienza che – come tale – non va messa in piazza, né per esibire gli alti numeri, né per vantare meriti di coscienza protezionistica.