CACCIATORI DI MONTAGNA DI BECCACCE E DI BECCACCINI

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

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Il mio rapporto col Lupo -di Silvio Spanò-

 

Da sempre interessato alla nostra Fauna, a partire dal 1962 ho insegnato Zoologia all’Università di Genova, con indirizzo applicativo sulle specie di Vertebrati terrestri che via via venivano a cambiare il panorama faunistico del nostro Appennino.

Fino a metà degli anni ’70 ero allarmato della situazione del Lupo appenninico, tant’è che la campagna di salvaguardia portata avanti in primis dal WWF appoggiandosi a studiosi specialistici (prof.L.Boitani in testa) è riuscita a far considerare la specie non cacciabile (proibendo altresì l’uso dei bocconi avvelenati) col  Decreto Ministeriale”Natali” nel luglio 1971, reso definitivo dal Decreto Ministeriale (Marcora) del 22.11.1976 col quale la specie fu integralmente protetta. Dal 1992 il Lupo rientra nell’elenco delle specie particolarmente protette della Legge n.157, art.2. Sottolineo che, inoltre, l’Italia ha recepito Convenzione di Berna nel 1981, la Direttiva Habitat  (CEE)nel 1997, e la CITES ( ratificata in Italia nel 1975) .

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EMOZIONI DIPINTE – L’Istrice

Il Porco-spinoso, che nella maggior parte delle lingue d’Europa si dà a questo animale, non deve indurci in errore, e farci immaginare, che il porco-spinoso sia veramente un porco rivestito di spine; questo non gli rassomiglia che nel grugnito; ma in tutto il resto n’è diverso quanto ogni altro animale, così per l’aspetto esteriore, come per l’interna struttura. (…)

 

 

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EMOZIONI DIPINTE -In padule in primavera: la pittima reale

Ecco i branchi dei palmipedi e dei trampolieri che solcano il cielo, ora lontani ora vicini; vanno e vengono, irrequieti, avvistano i compagni che se ne stanno sul fango o nell’acqua, fanno ala, si calano, planano sul padule e si buttano fra i richiami di sughera.

Piacevole, certo, è anche nel suo insieme l’ambiente della valle. Sembra veramente di vivere nel regno della caccia. Appena sulla porta del casòn si vedono aliare e rincorrersi e volteggiare i gabbianeli in cerca di cibo; e la valle ne ha tanto per loro! E certe mattine di magra d’acqua lì accanto, sulla fanghiglia rimasta allo scoperto, stormi di pivieri pasturano tranquilli e si possono osservare in tutte le loro mosse eleganti, nel loro saltuzzare da chiocciolina in chiocciolina, di bruco in bruco.

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EMOZIONI DIPINTE -Le cotorne della Val Taleggio…-

Dir è fremente, rizza le orecchie, fiuta l’aria con le nari dilatate, i muscoli sono tesi e la testa alta.
– Buono Dir !- gli mormoro a bassa voce.
Il cane pare acquietarsi, mi guarda un attimo, interrogativo, e poi in piedi scruta di nuovo verso il monte. Il suo profilo caratteristico di pointer si staglia a fatica nel buio sullo sfondo del cielo, ove brillano ancora le stelle….

Un timido principio di luce si rileva a oriente e pone un alone violaceo sul massiccio del Cancervo; sulla cima del Venturosa vi è un accenno di pallido rosa, ma nel fondo della valle domina ancora la notte….

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Relazione di Gianni Bernabè al convegno di Lazise 2019

Il cane “specialista”: genetica, idealità e pratica.

Difficile il connubio “Idealità e pratica”, in parole povere “tra sogno e realtà”.

Per rendere ancora più chiaro il concetto, mi piace iniziare questa chiacchierata con un brano di Giulio Colombo, da cui ritengo essenziale partire:
Scegliere, perché in realtà nell’allevamento non si tratta affatto di saper produrre buoni o cattivi cani, come è d’uso credere, ma di saper scegliere bene fra quelli che la fortuna ci manda.

Questa è la difficoltà e dono di pochi e meritorio.

Non accontentarsi mai e non vedere in ogni lucciola la lanterna.

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Ognuno a suo modo di Lucio Scaramuzza” Presentato al convegno di Lazise”

Prefazione:

“Ognuno a suo modo” é un racconto di vita intriso di ricordi.

Dalla giovinezza spensierata sull’Appennino Piacentino, all’età matura densa d’impegni, un lungo percorso, la caccia, i cani, gli amici, la natura hanno una parte importante.

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Comunicato Wilderness – AIW Problema Lupo: Ministri allo scontro, con reciproche calate di braghe!

Punto Primo. E’ giusto che un Ministro si fidi di quanto gli riferiscono i suoi funzionari e collaboratori, o avrebbe il dovere di usare anche la sua personale logica per capire se ciò che gli dicono sia effettivamente la verità? L’attuale Ministro Costa ha creduto a chi gli ha detto che in Italia esistano solo, e ripetiamo solo, 2000 lupi;

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EMOZIONI DIPINTE -Posta alle cesene-

Negli anni della guerra eravamo sfollati da Milano a Luisago, in provincia di Como, dove i miei parenti avevano un’azienda agricola con relativa riserva di caccia. Io avevo dieci anni; papà era in guerra sul fronte jugoslavo. Io, in fondo, con gli altri ragazzi coetanei, mi divertivo e, data l’età, non avvertivo forse i drammi che ci circondavano. La campagna era tutta mia e già scorazzavo a caccia d’uccelletti col classico flobert, prima arma di tanti aspiranti nembrotte.

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EMOZIONI DIPINTE Ciao amico (Il pastore Secondino)

Oggi, fine ottobre, salgo come il solito su per la mulattiera che è ancora buio. Non vedo un grosso sasso e ci finisco sopra con la mia scassatissima cinquecento. Scendo e vedo che la macchina è sollevata dal suolo. Le ruote posteriori girano a vuoto mentre io le guardo sconsolato. Mi guardo intorno e vedo che sotto a poche centinaia di metri c’è una baita, dove per grazia di dio vedo una luce e uscire un po’ di fumo. Scendo a grandi balzi e ti vedo il pastore seduto sulla soglia che si sta bevendo il suo classico latte col vino.

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EMOZIONI DIPINTE -Beccacce in coppia-

Il freddo, ancor più umanamente gelido, di quel febbraio 1944, mostrò in edicola, agli occhi di quei pochi economicamente privilegiati ed ancor più irragionevolmente spensierati, un’autentica primizia venatoria della carta stampata: la miserrima qualità di quell’autarchica carta-pane con la quale “Diana” era costretta a presentarsi in quell’angosciato periodo, non le impedì di magnificarsi mostrando forse le due più belle beccacce mai apparse sino ad allora sulle pagine di una rivista venatoria a grande tiratura.    

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